Saluti e auguri da Roma

Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato

Creato

Condividendo con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo le preoccupazioni per il futuro del creato,  Papa Francesco ha istituito la “Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato”, che, a partire da quest’anno, sarà celebrata il 1° settembre, così come già da tempo avviene nella Chiesa Ortodossa.

In Italia già da 10 anni la CEI propone ai fedeli la “Giornata del creato”, tuttavia in questa forma “mondiale”, sarà celebrata per la prima volta  il 1° settembre 2015.

Il titolo dato quest’anno alla Giornata dai Vescovi italiani è: “Un umano rinnovato, per abitare la terra”, frase che contiene un forte richiamo a ripensare, alla luce del Vangelo, il nostro modo di abitare la terra, il nostro essere uomini e donne su questo pianeta splendido e fragile.

Nella lettera di indizione della Giornata mondiale, Papa Francesco ci invita a prendere coscienza del forte legame tra la nostra vocazione cristiana e la salvaguardia del creato e, inserendosi in una celebrazione promossa da molti anni dalla Chiesa Ortodossa, ci invita a realizzare un momento di ecumenismo particolarmente significativo.

Nelle Messe che verranno celebrate in questa domenica anticiperemo in qualche modo la Giornata del 1 settembre, inserendo nella liturgia alcune preghiere relative al tema della Cura del Creato con parole tratte dall’enciclica Laudato si’. Per sottolineare poi la forte vocazione ecumenica,  abbiamo concordato con la Chiesa Ortodossa Romena di Como e con la Chiesa Evangelica Assemblee di Dio di Erba di pregare in comunione per le intenzioni della Giornata.

Con Padre Cristian Prilipceanu e qualche rappresentante della Parrocchia Rumeno Ortodossa di Como abbiamo organizzato la preghiera comune del Vespro per Domenica 30 agosto , alle ore 17.00, nella Chiesa Prepositurale di S.Maria Nascente a Erba. Invitiamo tutti i cristiani delle diverse Confessioni, e tutti gli uomini e donne di buona volontà che hanno a cuore il futuro del nostro Pianeta, a partecipare.

Il fenomeno migratorio e le comunità cristiane della Lombardia

Le Caritas delle Diocesi lombarde riflettono su immigrazione, rifugiati e impegno della Chiesa a favore degli ultimi. E lanciano un appello «affinché le parrocchie mettano a disposizione spazi adeguati per una accoglienza diffusa sul territorio. Presenze di poche unità nelle nostre comunità parrocchiali, favoriscono un approccio più sereno da parte della popolazione, una convivenza più accettata e sostenuta dal volontariato»

Comunicato del 8/7/2015 - a cura delle Caritas delle Diocesi di Lombardia
con il vescovo delegato della Cel (Conferenza Episcopale Lombarda) monsignor Erminio De Scalzi

Non illudiamoci

Il flusso migratorio che ci sta mettendo in affanno non si arresterà facilmente. Finché permarranno le iniquità all’origine di ogni male sociale (cfr. EG 202), finché la comunità internazionale non affronterà il cancro del terrorismo islamico che si sta impossessando di intere aree del mondo, finché continuerà il forzato allontanamento di intere popolazioni causato dall’accaparramento delle terre (landgrabbing) e dai cambiamenti climatici, l’Europa sarà oggetto di una pressione continua. Non basta ipotizzare blocchi navali, muri di confine, affondamento di barconi, campi profughi. Al massimo queste proposte potranno avere effetti elettorali. Ma non condurranno a soluzioni stabili o ad una saggia gestione del problema. La questione riguarda la politica internazionale, ha implicazioni commerciali e finanziarie, necessita di progetti di cooperazione per l’emancipazione dei popoli in via di sviluppo, la lotta alla corruzione, così che nessuno debba scappare dalla propria terra. Processi che nessun Paese da solo sarà mai in grado di sostenere.

No alle chiusure pregiudiziali

Sul piano nazionale denunciamo deficit organizzativi che conducono ad operare costantemente in una prospettiva emergenziale nella quale spesso gli Enti locali finiscono per essere solo esecutori. La tempistica della burocrazia per il rilascio dei titoli di soggiorno è insopportabile. Così come la debolezza dei meccanismi di rimpatrio per chi non ha i requisiti per rimanere in Italia.

Auspichiamo anche procedure di controllo più rigorose rispetto agli Enti cui viene affidata la gestione di strutture di accoglienza. Come Caritas, con tutti i soggetti che lavorano con noi, non tolleriamo la disonestà e il cinismo di imprenditori senza scrupoli che oltre a truffare lo Stato e i bisognosi mettono in cattiva luce coloro che operano anche a proprie spese e nel rispetto della legalità. Inoltre denunciamo quegli atteggiamenti di strumentale chiusura di alcuni pubblici amministratori che rifiutano l’equa distribuzione territoriale dei richiedenti asilo. Così depotenziano anche la richiesta del nostro Paese per l’altrettanto equa distribuzione dei richiedenti asilo a livello europeo.

Lo Stato può fare comunque di più ampliando i posti di accoglienza del sistema Sprar, unitamente ad una visione di integrazione di più ampio respiro.

Perché la Chiesa si occupa di questo problema?

La nostra fede nel Dio incarnato ci impedisce distinzioni tra gli esseri umani. Se un primato va riconosciuto, questo riguarda chi più è sofferente e meno tutelato. Trattare le persone con dignità e rispetto è inoltre la via per garantire pacifica convivenza. In molti territori della nostra Regione la presenza di un’alta percentuale di immigrati non è causa di reale insicurezza per i cittadini grazie - soprattutto - allo stile della Chiesa che con i suoi interventi concreti ha soccorso questi “nuovi venuti”, stemperato le tensioni senza dimenticarsi dei poveri che da sempre abitano le nostre comunità.

Che cosa stiamo facendo?

Le Caritas di Lombardia, insieme ad altre collegate, stanno gestendo più di 2 mila tra profughi e richiedenti asilo, e migliaia di altri stranieri regolarmente presenti ma ancora privi di una dimora adeguata. Oltre ad offrire vitto e alloggio - magari in regime di contratto con l’ente pubblico - propongono percorsi di alfabetizzazione, formazione e orientamento al lavoro, sostegno e tutela giuridica, supporto scolastico e animazione del tempo libero a favore dei minori spesso con i costi a nostro carico.

Una denuncia e un appello

Non ci è possibile tacere rispetto alle fuorvianti campagne mediatiche che soffiano sul fuoco della paura e che tolgono lucidità all’opinione pubblica. Denunciamo l’immoralità di una certa retorica politica che paventando “invasioni”, definendo ogni profugo come “clandestino” finisce per autorizzare il cittadino a non sentirsi corresponsabile nell’accoglienza.

Le Caritas della Lombardia, sostenute dai propri Vescovi, fanno appello affinché le parrocchie mettano a disposizione spazi adeguati per una accoglienza diffusa sul territorio. Presenze di poche unità nelle nostre comunità parrocchiali, favoriscono un approccio più sereno da parte della popolazione, una convivenza più accettata e sostenuta dal volontariato. Sarà compito delle Caritas di ciascuna Diocesi adoperarsi affinché le parrocchie ospitanti vengano sollevate da oneri burocratici, amministrativi e da ogni eccessiva responsabilità di accompagnamento sociale.

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