Il richiamo alla gratuità

albero di limoni

 

di Mauro Magatti
in “Corriere della Sera” del 22 novembre 2014


La buona notizia che papa Francesco ha voluto rilanciare commentando la pagina del Vangelo in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio è che ci sono dimensioni della vita che non hanno prezzo. Dimensioni, cioè, che non sono assoggettabili alla logica dello scambio monetario organizzato dal mercato. Scambio che ha grandi meriti e risolve tanti problemi della nostra convivenza. Ma che ci intossica se gli permettiamo di regolare ogni campo della vita. Ridotti a mera quantità (un prezzo), ci sono «beni» che perdono il loro valore. Ad esempio, non ci verrebbe mai in mente di quantificare il «lavoro» di cura di nostro padre o nostra madre. Ci «piace» pensare che siamo stati allevati  «gratuitamente». Semplicemente perché qualcuno ci ha amati. Convinzione che riconosce persino una nota pubblicità quando recita, quasi fosse un lapsus, che «ci sono cose che non si possono comprare». In questo modo, il Papa dice che la religione e la Chiesa sono «sale della terra» se rimangono capaci di guardare le situazioni della vita da un punto di vista eccentrico rispetto a quello puramente mondano. Che oggi tende a essere ridotto all’economico. E che proprio in tale differenza sta il valore di ciò che la Chiesa annuncia e pratica. Per i fedeli, certo. Che sono così sollecitati a capire che un sacramento è qualcosa di qualitativamente diverso da una merce. Ma anche per la società nel suo insieme. Perché, come ha notato il filosofo americano Michael Sandel, mantenere luoghi e relazioni basate sulla gratuità — e che così tengono vivo un modo originale di pensare,agire, giudicare — è un fatto di libertà. Tanto più che oggi tendiamo a confondere ciò che è gratis con ciò che non ha valore. E invece, Francesco ci ricorda che anche in una società di mercato è vero piuttosto il contrario. Ciò che non ha prezzo, in quanto inestimabile, cioè non riducibile a mera quantità, è ciò che ci sta più a cuore. Ce lo dice la stessa parola «grazia» da cui il termine «gratuito» deriva. Grazia come bellezza, dono inaspettato, evento che salva. Che è poi la parola che pronunciamo mille volte, senza pensarci, nelle nostre giornate convulse: «grazie». Formula breve per dire «è grazia». Nonostante tutto, buona parte della bellezza della nostra vita continua a passare per vie inesplicabili e incalcolabili.

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