Gli innocenti

di Susanna Tamaro
in “Corriere della Sera” del 17 dicembre 2014

L’eliminazione dei terroristi che hanno fatto irruzione in una scuola militare a Peshawar, sterminando 145 persone, di cui oltre cento studenti, non mette certo fine all’orrore di una realtà che troppo spesso giunge nella quiete delle nostre case. L’esecuzione a sangue freddo di bambini e ragazzi provoca in noi un naturale e altrettanto violento moto di orrore. Com’è possibile? — ci chiediamo ogni volta, con doloroso stupore. La fiammata di indignazione però è destinata a durare solo qualche giorno, poi tutto viene riassorbito dall’incalzare di altre notizie. Chi parla più delle studentesse rapite da Boko Haram, in Nigeria? Scomparse, inghiottite dal loro atroce destino. E le altre studentesse avvelenate con il gas dai talebani? E quelle uccise da una bomba sullo scuolabus di un’università femminile, in Pakistan? Per non parlare dei bambini trucidati a Beslan, nel 2004. La sequenza è più o meno ininterrotta. A volte la notizia ha il diritto della prima pagina, mentre per altre bastano poche righe nella cronaca.

Dunque in questi Paesi — e purtroppo non solo in questi — c’è qualcosa che fa davvero paura, e questo qualcosa è l’istruzione. Perché fa tanta paura? Perché permette alle persone di evolversi dallo stato tribale, da uno stato cioè di fissità, in cui le regole sono stabilite una volta per sempre.
Alcuni, pochi, hanno il potere e con quel potere assoluto tengono in pugno ogni ambito della loro comunità. È la realtà dell’uomo inconsapevole della sua complessità, è il cuore nero del nostro retaggio evolutivo che condividiamo con le grandi scimmie: il nostro simile, all’improvviso, può diventare il grande nemico, colui da abbattere, da sbranare, da ridurre in brandelli.

Nel prosieguo di questo solco si inserisce la realtà dell’occhio per occhio, dente per dente. Tu devi provare quello che ho provato io. I terroristi afghani, infatti, hanno dichiarato di aver programmato la strage proprio con questo preciso intento: far capire ai loro «persecutori» quanto le azioni dell’esercito abbiano fatto soffrire le loro famiglie.
È chiaro che di questo passo non si arriva da nessuna parte, perché a un dolore se ne aggiunge un altro, poi ancora un altro, in una escalation senza fine. Tutta la storia della civiltà ci conferma che il sangue chiama soltanto altro sangue. Se vogliamo che l’orrore e l’indignazione non rimangano un’esibizione di umanità fine a se stessa, bisogna cercare di capire quale sia la via da percorrere per fare in modo che questa catena si spezzi.

Da quattordici anni, con la mia fondazione, sostengo progetti di istruzione e di sviluppo in molti Paesi del mondo, compresa l’Italia. Non posso scordarmi la gioia di questi ragazzi e di queste ragazze, la luce dei loro sguardi, la felicità di poter partecipare a un progetto precluso ai loro genitori. È la loro energia positiva, la loro volontà di crescere, di migliorarsi, l’unica medicina che abbiamo per sanare le ferite di questo mondo. La sola vera guerra da fare è quella contro l’ignoranza. L’ignoranza delle menti e l’ignoranza dei cuori. E l’ignoranza — come dice il premio Nobel per la pace, l’iraniana Shirin Ebadi — si combatte con un unico bombardamento. Quello dei libri

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"Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare.."
(Evangelii Gaudium n.46)

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