Prof. Cacciari - La Chiesa di Francesco e la mistica dell'incontro

Alcuni appunti dalla Conferenza tenuta a Como dal Prof. Cacciari Lunedì 19 Gennaio 2015 dal titolo: “La Chiesa di Francesco e la mistica dell’incontro”. (Testo non riveduto dall'autore)

Papa Francesco mette al centro del suo pontificato tre questioni che hanno un forte legame con la dimensione dell’incontro.

Il tema della povertà, già evidente nel nome scelto. Questione che si mette in forte contraddizione con la cultura corrente. Povertà non tanto nel senso economico del termine, ma povertà in spirito: è necessario svuotarsi del proprio sé per fare spazio all’altro.

Se non sei povero dentro di te (se non fai spazio), ma chi vuoi incontrare? Se non hai luogo dentro te dove accogliere l’altro, ma chi pensi di incontrare? Se pensi di essere auto-sufficiente come puoi incontrare l'altro?

Il tema della Chiesa sempre in riforma (Ecclesia semper reformanda): la Chiesa deve restare in costante movimento, se sta ferma cessa di essere Chiesa. Non può mai stare tranquilla nello status quo. Esame di coscienza ogni mattina del cristiano: non la domanda - sono un bravo cristiano? - ma: non sarò per caso io l'anticristo?

Quindi: se non sei povero e non sei disposto a cambiare come puoi far posto all'altro?

Il tema della misericordia. Una Chiesa che si esprime con la misericordia è una Chiesa che non può predicare certezze. La Verità deve essere espresse con misericordia. Il cristiano, prima di ogni parola, deve farsi prossimo all'altro. Non ci sarà nessun incontro se non sai farti prossimo e capire cosa l'altro ti domanda. Devo cercare, prima di parlare, di conoscere l’altro: la lingua, la cultura, la religione, ecc.

Il Gesuita Papa Francesco porta nel suo modo di porsi alcuni tratti  fondamentali della predicazione di S.Ignazio:

Fiducia nell’uomo: Voi dovete fare tutto quello che potete fare come se Dio non esistesse. Dopo avere fatto tutto il possibile ponete in Dio tutte le vostre speranze.

Universalismo: Per i Gesuiti evangelizzazione è anzitutto comprendere l'altro adattandosi alla cultura che si incontra. Le culture, le fedi, sono tante, tu non puoi esportare la tua cultura. Devi ascoltare l'altro, devi comunicare le tue idee in modo che l'altro le possa comprendere. Non informo l'altro di ciò che so, ma comunico con l'altro.

Viviamo un salto d'epoca di drammaticità straordinaria. La situazione negli ultimi 30 anni si è molto complicata nel rapporto con l’Islam. il rapporto con islam è molto più critico rispetto al rapporto con le altre religioni. Le speranze espresse nei testi del Card. Martini degli anni 90 appaiono oggi quasi irrealistiche. Ci sono stati errori sciagurati di tipo politico nella guerra al terrorismo e nell’intervento durante le primavere arabe. Come è possibile il dialogo ora? Sappiamo che è un esigenza insopprimibile, ma come fare oggi? E’ realisticamente pensabile?

Il dialogo interreligioso non deve essere fatto per eliminare le differenze, altrimenti è meglio neanche avviarlo. Le religioni storiche sono tutt'altro che religioni naturali. Il denominatore comune “credo in Dio” non significa niente!

Il dialogo correttamente fondato può essere solo indirizzato a capire ciò che io, pur non condividendo tutto dell'altro, apprezzo come valore della sua testimonianza. Cosa ha da dirmi l’altro?

Il musulmano non accetterà mai l'idea dell'incarnazione (deus trinitas - Dio come relazione), per il musulmano è bestemmia.

Ascoltare il valore della testimonianza musulmana sull’unicità assoluta di Dio è però molto importante per i cristiani. Dio UNO, tutto il resto diventa relativo. Riscoprire la passione per l’UNO.

Perchè mai ci sarebbe bisogno di giungere ad un accordo? Tollera la contraddizione, mettila in alto, mostrala: guarda che bella la contraddizione! Così fa l'uomo maturo, colui che tollera la contraddizione, non che cerca di risolverla in qualche denominatore comune vuoto, senza sapore, senza sale. Ha sale la passione per l'UNO? Certo! Ha sale il Dio Trinità! Certo! Questo è il metodo del dialogo interreligioso, questo è il metodo del dialogo tra le culture.

Cosa vuol dire misericordia in tutto questo? Capire che se non ti fai prossimo all’altro egli non ti riconoscerà mai come un amico. Non posso chiedere all’altro in prima battuta: tu a cosa credi? Prima devo farmi prossimo, una volta che l'altro vede che mi sono fatto prossimo a lui allora potrò avviare un dialogo interreligioso.

E noi ci siamo fatti prossimi a qualcuno?

Nel corso degli ultimi 60 anni, dal dopoguerra, la convivenza è tragicamente peggiorata. Serve la buona volontà da parte di tutti per ricucire un dialogo su scala locale e su scala mondiale.

Nel 2050 la maggioranza in Europa sarà di provenienza extra-comunitaria e dal punto di vista religioso la maggioranza sarà musulmana. Sapremo europei del 2050 dialogare tra noi?

Non dobbiamo chiederlo all’altro: il valore noto dell'equazione siamo noi. Io voglio dialogare! Cominciamo, mettiamo in moto processi positivi.

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A cura della Commissione Cultura e comunicazione

"Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare.."
(Evangelii Gaudium n.46)

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