La parola di Dio letta al femminile

vangeli ancoradi Alessandra Turrisi
in “Avvenire” del 1 marzo 2015

La fede e il coraggio delle donne, la cura che solo le donne sanno dare, la maternità e poi l’annuncio della Risurrezione affidato a loro. La presenza femminile nei Vangeli e nella vita di Gesù è molto più evidente di quello che si possa pensare. «Nei Vangeli tutto nasce la mattina di Pasqua e
l’esperienza della Pasqua è l’oggetto della fede cristiana, di cui 'sacerdoti' e profetesse, cioè canali di trasmissione e grido di gioia, sono le donne». Lo dice a chiare lettere Rosanna Virgili, docente di Esegesi all’Istituto teologico marchigiano, che ha curato per Àncora editore un’imponente e ambiziosa pubblicazione a otto mani, in cui si offre una lettura innovativa dei testi di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, tradotti, studiati e commentati da quattro bibliste. Nel volume 'I Vangeli' le donne prendono la parola e dimostrano la strada fatta per affermarsi nell’ambito degli studi teologici italiani, ma anche il lungo cammino ancora da percorrere «affinché le donne si sentano non ospiti, ma pienamente partecipi dei vari ambiti della vita sociale ed ecclesiale », per usare le parole di papa Francesco rivolte al Pontificio Consiglio per la cultura. «Questo libro è il frutto di una storia. Una rivoluzione intraecclesiale è in atto ed è ormai irreversibile » osserva Marida Nicolaci, palermitana, docente alla Facoltà teologica di Sicilia, che ha lavorato all’opera assieme alla Virgili, a Rosalba Manes, pugliese, docente alla Pontificia Università Gregoriana, e ad Annalisa Guida, campana, assistente alla Facoltà teologica dell’Italia Meridionale. Insieme hanno consegnato a Francesco una copia del volume.
Ognuna di queste teologhe ha tradotto e commentato un vangelo, portando avanti un lavoro scientifico e nello stesso tempo accessibile a tutti. «Era questo l’intento dell’editore: da un lato far conoscere al largo pubblico, cristiano e laico, la presenza di donne molto impegnate nella teologia del mondo cattolico – spiega Rosanna Virgili –, dall’altro tradurre i vangeli perché fossero fruiti da tutti con un linguaggio comprensibile. D’altronde Luis Alonso Schökel diceva che il biblista deve dare il piatto, non deve aprire la cucina».
Ma questo lavoro fa emergere, assieme alla bellezza della narrazione evangelica e alla forza del messaggio cristiano, anche uno sguardo al femminile sul testo sacro. Lo dice nell’introduzione Rosanna Virgili: «L’entrata in scena delle donne nel mondo degli studi biblici comincia a far vedere i suoi primi frutti. A una passione di rara intensità che esse generalmente mostrano per la Scrittura, si unisce il rigore scientifico custodito da un impegno diligente e tenace, quale la vastità degli studi stessi prevede e chiede. A tutto ciò le donne aggiungono una capacità di intuizione speciale nella comprensione e l’impatto con la profonda e complessa esperienza umana e spirituale che la bibbia contiene e con l’espressione letteraria con cui essa si consegna. Trattandosi di una scrittura sapienziale, la Bibbia si presenta, infatti, particolarmente consona all’intelligenza femminile che è fatta di buon senso, intelletto, capacità di discernimento e saggia decisione ». A chi vogliono parlare queste teologhe? «Quest’opera può essere interpretata, innanzitutto, proprio come un atto di 'uscita'. I suoi destinatari sono, infatti, certamente i cristiani, cattolici e delle altre confessioni, ma anche i diversi credenti che abitano le nostre società: ebrei, musulmani, buddhisti, induisti; così come i non credenti. «Quest’opera – dice ancora la Virgili – vuole aprire una finestra su quella periferia stupenda che è lo spaccato del vangelo stesso. Periferia che parla alle periferie. Questo impatto vuole essere promosso da una terza 'periferia': quella delle donne nella Chiesa, ma anche nella società civile; quella delle tante donne laiche che lavorano e impiegano un autentico ministero al servizio della comunità umana, civile ed ecclesiale, non sempre adeguatamente riconosciuto e non senza un oneroso carico di difficoltà e di resistenze; ma anche quella delle donne consacrate che per secoli sono state escluse da qualsiasi forma di approccio allo studio della Bibbia e destinate esclusivamente ai servizi materiali nella Chiesa».
Nessun timore di essere accusate di femminismo teologico: «Non c’è nessun rischio, perché in questo volume si sottolinea moltissimo l’aspetto relazionale uomo-donna. Non c’è alcun desiderio di denunciare il maschilismo – spiega la curatrice –. Le donne dei Vangeli non hanno bisogno di essere come gli uomini. In molti casi riescono a capire prima dei dodici. È una restituzione che dobbiamo alle donne».

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A cura della Commissione Cultura e comunicazione

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