Gesti, non solo parole. Così riparte il dialogo fra credenti e no


di Marina Lomunno 
in “Avvenire” del 28 marzo 2015

«I passaggi più significativi di questo pontificato sono l’accentuazione dell’'incontro' della Chiesa con il mondo, anziché del 'contro', del ritorno della centralità che spetta al Vangelo con la riproposizione della misericordia e della opzione preferenziale per i poveri come categoria teologica. È attraverso gli 'scarti', come è solito dire papa Francesco, che conosciamo meglio il Vangelo. E questo vale soprattutto per noi credenti». Sono le parole centrali dell’intervento del cardinale Angelo Scola, invitato ieri a 'colloquiare' con lo storico Gian Enrico Rusconi, compagno di università in gioventù, nell’ambito della IV edizione della 'Biennale della Democrazia', in corso a Torino fino a domani. (..)
«Il passaggio innovativo che Papa Francesco sta imprimendo alla Chiesa cattolica si conferma, dopo due anni dalla sua elezione a vescovo di Roma, molto incisivo e carico di aspettative», è stato sottolineato in apertura da Zagrebelsky. «Un cambiamento - ha evidenziato da parte sua Rusconi - che sta scuotendo in qualche modo chi nella Chiesa si sentiva 'sicuro' nelle sue verità ma che soprattutto sta risvegliando interesse non solo nelle folle di pellegrini che accorrono per 'vederlo' ma anche nel mondo della cultura, in chi non credente è colpito da questo gesuita venuto 'dalla fine del mondo' che con il suo stile e il suo modo di esprimersi, supera la tensione fra pastorale e dottrina, favorendo una nuova ermeneutica e una nuova semantica». Ma, si è chiesto Rusconi, «la 'rivoluzione di Bergoglio' è la soluzione oppure l’elusione di un’impasse dottrinale su alcuni punti importanti come le questioni legate alla natura umana, al gender, alla famiglia, al riconoscimento delle unioni omosessuali? ». Il cardinale Scola risponde che alla base del pontificato di Francesco c’è senz’altro, accanto alla riaffermazione chiara della difesa della famiglia e della vita dalla nascita alla vecchiaia, il desiderio di una 'reciprocità conoscitiva' tra credenti e laici che, superando i pregiudizi storici, sta mettendo le basi per un dialogo che sebbene su posizioni diverse porterà sicuramente risultati positivi per tutti. Gli esperti di comunicazione lo chiamano 'effetto Francesco': il Papa fa vendere libri, fa notizia. In realtà questa rivoluzione non è una strategia mediatica. Papa Bergoglio - ha detto il cardinale Scola - «è quello che dice», non c’è una parola di quelle che pronuncia che non sia accompagnata da un gesto e che non sia vissuta in prima persona. Le parole di questo Papa sono quelle del Vangelo, per questo accorcia le distanze con la gente, non solo con la 'sua gente': «una vicinanza che apre e facilita l’incontro con Gesù. E aiuta a superare 'le visioni' ideologiche del cristianesimo. Papa Bergoglio con la sua eloquenza dei gesti ci trasmette lo stupore  dell’incontro con Cristo, la sua è una cultura dell’incontro. Questo è il passaggio che ci invita a percorrere»

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A cura della Commissione Cultura e comunicazione

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(Evangelii Gaudium n.46)

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