Cosa ci chiede Francesco quando dice Misericordia

francescodi Stefania Falasca
in “Avvenire” del 31 marzo 2015

Dopo l’annuncio dell’Anno giubilare sulla misericordia, le omelie di Santa Marta, in particolare, sono il pulpito della coscienza per molti fedeli. Francesco proprio in queste ultime settimane ha ripreso il tema con parole efficaci, perché «la misericordia è centrale, fondamentale, non è solo un atteggiamento pastorale, è la sostanza stessa del Vangelo di Gesù», il volto e l’agire di Dio, ed è missione suprema della Chiesa lasciare che essa si manifesti. (..)

«La Chiesa – ha ripreso nell’omelia del 17 marzo – è la casa di Gesù, e Gesù accoglie, ma non solo accoglie: va a trovare la gente». «E se la gente è ferita – si è chiesto – cosa fa Gesù? La rimprovera, perché è ferita? No, viene e la porta sulle spalle». Questa, ha affermato il Papa, «si chiama misericordia». Proprio di questo parla Dio quando «rimprovera il suo popolo: 'Misericordia voglio, non sacrifici!'». Il Papa ritorna così sui cristiani che si comportano come gli scribi e i farisei che si scandalizzano. Anche oggi ci sono cristiani che si comportano come i dottori della legge e «fanno lo stesso che facevano con Gesù», obiettando: «Ma questo dice un’eresia, questo non si può fare, questo va contro la disciplina della Chiesa, questo va contro la legge».
«I giudei perseguitavano Gesù perché faceva il bene anche il sabato e non si poteva fare» e attualizzando la sua riflessione spiega: «Questo avviene anche oggi. Un uomo, una donna che si sente malato nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove qualcosa; o sente una parola». Ma quell’uomo «quante volte oggi nelle comunità cristiane trova le porte chiuse». Forse si sente dire: «Tu non puoi, no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più». Succede così che «quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono».

Nell’omelia del 26 marzo mostrando sempre gli effetti della mancanza di misericordia appare ancora più efficace: «Erano dottori della legge ma senza fede!», perché essendo la fede l’incontro con una Persona non con un sistema astratto di dottrine «questi dottori avevano perso anche la legge! Perché il centro della legge è l’amore, l’amore per Dio e per il prossimo». Il Papa si è espresso con molta chiarezza su questo.
Purtroppo accade a volte come a Giuda, che «non ha saputo leggere la misericordia negli occhi del Maestro». Se infatti non si riconosce più il Misericordioso, il cristianesimo si snatura riducendosi a ideologia, a sistema di idee, delle quali farsi proprietari per poi brandirle come clava verso gli altri.
Considerarsi comunità di eletti, distinti da ingiusti e peccatori, ravvisabili sempre negli altri fuori, non appartiene allo sguardo di Cristo. Chi è il peccatore? «Innanzitutto io», dice il cristiano.
Nell’omelia del 17 marzo, papa Francesco ha concluso la riflessione suggerendo un impegno per la vita quotidiana di ognuno: «È tempo per convertirci». Qualcuno potrebbe ancora replicare: «Ma Padre, ci sono tanti peccatori sulla strada... noi disprezziamo questa gente». «Ma a costui va detto: 'E tu? Chi sei? E tu chi sei, che chiudi la porta del tuo cuore a un uomo, a una donna, che ha voglia di migliorare, di rientrare nel popolo di Dio, perché lo Spirito Santo ha agitato il suo cuore?'». «Tu chi sei?». «'Neanch’io ti condanno'. Così Cristo è stato di fronte all’adultera», ha ricordato il Papa.
Per concludere: «Chiediamo oggi al Signore la conversione alla misericordia di Gesù». Solo così «la legge sarà pienamente compiuta, perché la legge è amare Dio e il prossimo, come noi stessi».

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