In ricordo di p. Silvano Fausti

Padre Silvano Fausti è morto mercoledì mattina dopo una lunga malattia. Tra i fondatori della Comunità di Villapizzone, in cui gesuiti e famiglie vivono in uno stile di condivisione, per lunghi anni ha tenuto una lettura biblica nella chiesa milanese di San Fedele e ha partecipato a innumerevoli iniziative della Fondazione Culturale San Fedele, scrivendo sulle riviste Aggiornamenti Sociali e Popoli. Il cardinale Carlo Maria Martini lo aveva scelto come padre spirituale e confessore. 

Lo ricordiamo con un brano tratto dall'introduzione del suo libro “Per una lettura laica della Bibbia” (EDB – ANCORA 2008). Non è difficile scorgere qui tutta la sua passione per la Bibbia e la sua capacità di farci entrare nella Parola per quello che è, senza strumentalizzazioni e secondi fini. Grazie di tutto p. Silvano!


La Bibbia non è pane per devoti, per eruditi o per potenti. (..) Gesù era un semplice laico. Non apparteneva al ceto ricco dei sacerdoti, né a quello pio dei farisei, né a quello colto degli scribi. Era sì discendente dal re David, ma senza maggiori pretese di un facchino di Roma Termini che possa avere Romolo come capostipite. Sovvertitore di sani equilibri, fu considerato un destabilizzatore del potere religioso, culturale e politico. Scomodo come tutti i profeti, fu ucciso per bestemmia dai religiosi e per sedizione dai politici. E giustamente. Il suo messaggio non era funzionale all'ordine costituito. Proclamava un cambiamento di mente, di cuore e di azione. Chiamava a conversione: Dio è Padre, non padrone, gli altri fratelli, non sudditi o rivali.

Secondo il Vangelo di Marco, iniziò l'attività con cinque polemiche contro la legge e terminò con altre cinque contro il potere. Mai si prestò ad avallare il dominio dell'uomo sull'uomo. Tanto meno in nome di Dio. Non si può piegare la sua dottrina a giustificazione di reato. Anche se spesso la si usa per paludare le vergogne dei potenti di turno.

Se Gesù apparisse in una chiesa, lo metteremmo là dove simbolicamente sta: sulla croce. Senza sapere quello che facciamo, ora come allora (cf Lc 23,34). Eppure ha detto con chiarezza che sarà con noi tutti i giorni, fino al compimento della storia (cf Mt 28,20): il suo volto è quello di chi emarginiamo, giudichiamo e condanniamo. Immigrati e barboni, malati e carcerati sono la sua carne (cf Mt 25,31-46).

Come cambierebbe il mondo, se lo prendessimo nella nostra barca «così com'era» (Mc 4,36), non come lo pensiamo noi. I Vangeli non giustificano l'esistente, né mai confermano l'opinione del lettore. Sono ispirati da altro fine e da altro principio. La perennità della Chiesa, a differenza di altre istituzioni, deriva da questo: i suoi testi fondanti, invece di giustificarla, con grande amore e cura sempre la sconfessano e richiamano a conversione.

Una lettura pia, dotta o apologetica della Bibbia la sterilizza: non rende conto di ciò che essa ha generato e genera nella storia. Il suo mistero è rivelato non a intelligenti o esperti, ma a infanti (Lc 10,21s), che sanno e dicono niente. Contro tentativi di sequestro ideologico, risuonano le parole di Gesù: «Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito» (Lc 11,52).

Una lettura religiosa, a conferma di proprie convinzioni, è sistematicamente smentita dal testo. La Bibbia non è pezza d'appoggio per indubitabili dottrine. Tende a spiazzare certezze, per aprire alla verità. Se uno vuole certezze, vada a Roma e metta la mano nella Bocca della verità, che si trova nel pronao di S. Maria in Cosmedin. Se uno però, invece che certezze, cercasse verità, dischiuda il suo cuore a un Dio semper maior, altro da ogni nostra idea su di lui e sempre non-altro da tutto ciò che pensiamo altro da lui. (..)

Una lettura scientifica - intenta a stabilire il testo, attenta a grammatica e sintassi, a retorica e forme, a tradizioni e fonti, a redazioni e situazioni diverse - è utile, anzi necessaria per fornire strumenti di comprensione. Ma è incompleta. Trascura il fine del testo, che non è l'analisi del medesimo, ma ciò che esso risveglia nel lettore. Se una persona mi dice: «lo ti amo», non faccio l'analisi grammaticale, logica e retorica per sapere cosa significa. (..)

Una lettura politica infine, ordinata alla presa o alla conferma di potere, smentisce la sua essenza. La Bibbia è uno scritto profetico: chiama ad abbandonare le proprie vie, tracciate dalla brama di avere, potere e apparire, per seguire una via di dono, servizio e umiltà. La via di Dio.

La Bibbia non è mai apologetica. È sempre critica. Ma non come gli scritti di parte, che screditano altri per accreditare se stessi. Critica il suo lettore per aprirlo agli altri e all'Altro, di cui ognuno è immagine e somiglianza. Essendo la critica scomoda, i profeti da sempre soffrono, come Giovanni Battista, di una malattia professionale: il taglio della testa. Dove ciò non fosse possibile, ogni mezzo è ancora buono per farli tacere. (..)

La lettura della Bibbia, se è corretta, ha una funzione precisa: annunciare un amore che chiama a conversione tutti.

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A cura della Commissione Cultura e comunicazione

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(Evangelii Gaudium n.46)

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