La normalità del bene

di Armando Torno
in “La Stampa” del 22 giugno 2014

L’arresto del presunto assassino di Yara ha calamitato l’attenzione mediatica sulla famiglia dell’accusato. Era inevitabile, per la complessa vicenda, che stava alle sue spalle, di lontani amori clandestini, di figli naturali attribuiti a un inconsapevole padre putativo. Una storia di per sè trascurabile, buona semmai ad alimentare pettegolezzi di paese, se non fosse che di là sono partite le assidue e sofisticate indagini della polizia.

E’ rimasta nell’ombra la famiglia della vittima, e per scelta propria. Fin dall’inizio della sciagura che li ha colpiti, Fulvio e Maura Gambirasio, i genitori di Yara, hanno manifestato nel loro dolore una impressionante compostezza, accompagnata dal riserbo. Non hanno alimentato programmi televisivi che, sotto specie virtuosa, indulgono alla morbosa attrazione per i fatti di sangue. Non si sono prestati allo sciocco intervistatore di turno che, a cadavere ancora caldo, chiede ai parenti dell’ammazzato se sono disposti al perdono. Sono usciti dal silenzio soltanto in due occasioni. La prima volta, a un mese dalla scomparsa di Yara, per invocare pietà da un possibile sequestratore. La seconda volta nel novembre scorso, quando la madre ha scongiurato le persone che avessero qualche conoscenza utile alla soluzione del caso, di farsi avanti per evitare che l’assassino “possa ripetersi”. (Nelle poche fotografie, lui mostra uno sguardo fermo e pacato, lasciando alla moglie il capo chino da mater dolorosa). Un comportamento che, nei tratti esteriori, non hanno dismesso, anche dopo l’arresto di chi sembra il colpevole. Ma le scarne confidenze emerse da colloqui privati aiutano ad arricchire e rifinire i loro tratti. Esprimono fiducia nella magistratura, ma invitano alla cautela contro possibili errori. Di più, Fulvio Gambirasio ha ricevuto la visita del suo parroco e al momento del congedo gli ha detto: “Prega per tutti, anche per la famiglia della persona fermata, anche per lui”.

Una magnanimità che ci stupisce ma che per lui deve, presumibilmente, apparire naturale. Per questa, e per altre efferatezze registrate dalle cronache negli ultimi giorni, per l’angosciante presenza del male, a qualcuno è venuto bene evocare il nome di Dostoevskij. Citazione appropriata. Ma si dimentica spesso che quel grande scrittore sa rappresentare anche un altro versante dell’animo umano, incline contro ogni smarrimento al sentimento e alla pratica della bontà. E’ Sonja in Delitto e castigo, Alioscia nei Fratelli Karamazov, il principe Myskin nell’Idiota... I signori Gambirasio, senza bisogno di ulteriori puntelli, sanno testimoniare la normalità del bene. Inducono, nonostante tutto, a non disperare dell’uomo.

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A cura della Commissione Cultura e comunicazione

"Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare.."
(Evangelii Gaudium n.46)

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