Progetto pastorale 2017/2019

A PARTIRE DALLA VISITA PASTORALE FERIALE DELL'ARCIVESCOVO (15 Giugno 2017)

Ci sono alcune priorità imprescindibili da condividere insieme e da rafforzare e che è opportuno esplicitare a compimento della Visita Pastorale.

1. La comunità dei discepoli del Signore vive del rapporto con il Signore: la fonte e il culmine di questo rapporto è l’Eucaristia. Occorre quindi una particolare cura per la celebrazione della Messa domenicale come un appuntamento desiderato, preparato, celebrato con gioia e dignità. Sarà quindi necessario che, per stabilizzare questa priorità, non manchi un gruppo liturgico che sia regia attenta e discreta nel vivere la Liturgia e le liturgie (lettori, canto,
musica, voce guida, ministranti) e sia vigile sulle varie manifestazioni (feste, anniversari, peculiarità comunitarie). Le devozioni popolari siano vissute con semplicità di cuore e nella lode a Dio. Sono da favorire la partecipazione alla messa feriale, la preghiera della liturgia delle ore, la preghiera del rosario: le pubblicazioni proposte dalla Diocesi (La Tenda, la Diurna Laus per esempio) offrono un aiuto prezioso per vivere quotidianamente la preghiera liturgica. È poi opportuno individuare persone volontarie affidabili e convinte che, per quanto possibile, tengano aperta la chiesa, animino la preghiera della comunità anche in assenza del sacerdote (per esempio con i consacrati presenti in CP/Parrocchia, con i ministri straordinari della Comunione Eucaristica, con i referenti dei Gruppi d’ascolto o dei gruppi di preghiera), e offrano aiuto secondo le concrete necessità della chiesa (pulizia, decoro, ecc ...).

2. La pastorale giovanile deve essere scuola di preghiera e percorso ‘vocazionale’. La scelta dei diversi stati di vita sia accompagnato con sapienza e autorevolezza dagli adulti della comunità così da favorire le decisioni definitive per la vita matrimoniale, le forme di speciale consacrazione o, comunque, aiutando a cogliere la vita come dono e come risposta di senso. La comunità degli adulti infatti deve pensarsi come comunità educante.

3. Nella complessità del nostro tempo l’invito rinnovato è di condividere la mentalità e i sentimenti di Cristo testimoniando come la fede diventi cultura, proponga una vita buona, desiderabile per tutti, promettente per il futuro di questa Comunità ecclesiale e civile, per il nostro Paese e per il mondo intero. Nella conversazione quotidiana, nell’uso saggio degli strumenti di comunicazione della comunità (stampa parrocchiale, buona stampa, specie Avvenire, Il Segno, centri culturali, sale della comunità, social, ecc) i discepoli del Signore
condividono, argomentano, approfondiscono quella visione dell’uomo e della donna, del mondo e della vita che si ispira al Vangelo, che si lascia istruire dal magistero della Chiesa e dalla ricerca personale.

Quanto al passo da compiere individuato durante le fasi precedenti della visita pastorale, è fatto proprio dal Cardinale Arcivescovo e raccomandato in questi termini. Il decennio di vita della Comunità Pastorale ha fatto risaltare un cammino di luci ed ombre. Considerando come la costituzione della Comunità non sia stata preceduta da un sufficiente periodo di preparazione, l'emergere di aspetti positivi – nella verifica che è stata compiuta in occasione della Visita Pastorale – è certamente un segno di Dio, che opera nel suo popolo. La Comunità ha fatto un
cammino significativo in alcune dimensioni della vita cristiana; basti pensare, senza la pretesa di essere esaustivi: alle iniziative a livello liturgico, pastorale, culturale e sociale, che hanno coinvolto la Comunità; alla costituzione di Commissioni di Comunità; all’attenzione alla dimensione caritativa, che, anche per mezzo della Caritas, ha condotto ad iniziative e progetti solidali. 
Tuttavia permane la constatazione che la Comunità Pastorale debba compiere – in coincidenza con la nomina del nuovo Responsabile, avvenuta sette mesi fa – un salto di qualità, precisando meglio gli obiettivi e le modalità del suo cammino, liberandosi da alcuni impacci che rendono il cammino stesso meno fruttuoso e sereno.
Perciò, riprendendo quanto già emerso, occorre porre al centro del cammino la dimensione della comunione per la missione, con tutte le scelte conseguenti.
La comunione deve divenire il volto della Comunità ed il suo compito: una Comunità che educa al pensiero di Cristo; una Comunità che, nella varietà dei ministeri, serve, e non di cui ci si serve; una Comunità aperta alla speranza che – partendo dalle diverse Parrocchie, dai sacerdoti e dalle persone consacrate, dal Consiglio Pastorale (che dovrà ritrovare le ragioni della sua missione di corresponsabilità), dai collaboratori, dalle famiglie, dai giovani, da tutti i fedeli laici – cammina insieme, per andare là dove il Signore manda. Segno di questa apertura sarà una Comunità che si fa carico dei ragazzi e dei giovani e si spalanca alla missione; a tale proposito, è una ricchezza la
presenza di Associazioni che indicano la coscienza missionaria della Comunità, la quale però manca di una Commissione missionaria.

La Celebrazione Eucaristica dovrà essere il centro propulsore della vita della Comunità, luogo privilegiato dove la comunione con Cristo si estende alla comunione con i fratelli e le sorelle, aprendosi alla testimonianza e alla missione, ed evitando la tentazione dell’autoreferenzialità. In concreto, sarà necessario fare una verifica circa l'effettiva necessità e la dignitosa celebrazione di tutte le Sante Messe della Comunità Pastorale, nonché dei Sacramenti, rivedendone eventualmente gli orari, le modalità celebrative e adoperandosi per una partecipazione più viva e coinvolgente. Il Responsabile della Comunità Pastorale perciò, d'intesa con il Vicario Episcopale di Zona, non
mancherà di fare quanto opportuno e necessario per conseguire tale scopo. 

Viene incaricato il Consiglio Pastorale di riprendere e attuare le indicazioni di cui sopra e di
verificarne puntualmente l’attuazione con scadenza annuale. 

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