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Accoglienza: la città viaggia a due velocità


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«Erba è una città a due velocità da­vanti all'emergenza profughi». Così di­ce don Ettore Dubini, responsabile del­la Caritas territoriale. Sono le parole usa­te dal sacerdote per descrivere l'impres­sione che ha di Erba in un momento de­licato come quello dell'accoglienza. «C'è una città che si è mobilitata con le isti­tuzioni e il volontariato sociale e che da­vanti all'emergenza non ha detto, "qual­cuno ci penserà", ma si è messa a lavo­rare. Si è impegnata a garantire tutto il supporto umano, perché i profughi sia­no trattati da uomini e donne con di­gnità. È già partito un corso di italiano per fornire almeno le basi di una comu­nicazione essenziale e dodici insegnati si sono resi disponibili per l'estate no­nostante il periodo di vacanze». Grazie alle due ore di lezione in orato­rio, i 25 nordafricani hanno già impara­to qualche parola di italiano. «Poi c'è un'altra città - continua don Et­tore - che si domanda, legittimamente, cosa fanno qui queste persone? Interro­gativi giusti ma forse bloccati da pregiu­dizi. C'è chi pensa "a noi quanto costa?" Ma a noi chi? Perché non è stato chie­sto un solo euro. Sareb­be utile, invece, interro­garsi sul perché queste persone sono qui e per­ché sono scappate. An­che noi nel mondo del volontariato ci poniamo delle domande, come: quanto durerà l'emer­genza? E quale sarà la seconda fase? Ma nel frattempo ci siamo attivati e non perché la Caritas o altre associazioni abbiano voluto portare a Erba queste persone, ma perché c'è bisogno di affrontare la situazione. Secondo alcuni poi, con tut­ti problemi che ci sono in Italia non si capisce perché bisogni occuparsi anche di loro. Ma la Caritas dei problemi de­gli italiani non si è dimenticata e cerca di farvi fronte con il Fondo famiglia la­voro anche sul territorio erbese». Uno dei problemi maggiori che don Et­tore riconosce è quello dell'occupazio­ne, perché tra gli uomini partiti dalla Li­bia, ci sono muratori, carpentieri e tan­ti altri professionisti che vogliono lavo­rare, ma per prima cosa devono aspet­tare il riconoscimento dello stato di pro­fughi dalla questura di Como, che do­vrebbe arrivare il 20 agosto, a seguito di una documentazione che, tradotta in ita­liano, racconti la loro storia fino all'ar­rivo in Italia. Attualmente, grazie al la­voro del Comune, hanno ricevuto un permesso con cui circolare sul territo­rio erbese e la tessera Asl per l'assisten­za sanitaria.

Fonte "La Provincia" del venerdì 15 luglio 2011

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