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Più di prima o peggio di prima?

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Gli italiani hanno scelto. Il 4 marzo è stato caratterizzato dal bagliore dei Cinque Stelle, dal tuono della Lega e dalla sconfitta del PD. Dopo l’euforia della vittoria ci ritroviamo a costatare che siamo senza una maggioranza. Come un uragano il consenso elettorale ha mandato in crisi gli schieramenti tradizionali. Si affacciano nuovi scenari, nuovi linguaggi e spero nuove soluzioni.

Questione immigrati al nord e crisi economica al sud hanno premiato rispettivamente Lega e Cinque Stelle. Fatto sta che a tutt’oggi non si profila all’orizzonte la possibilità di formare un governo a breve. Ma non è questo il punto non ho la competenza di fare pronostici, né voglio dare un giudizio se ciò che è uscito dalle urne il 4 marzo sia un bene o un male. Mi chiedo cosa farà l’elettorato cattolico che, stando all’esito elettorale, si è spalmato trasversalmente su tutti i partiti specialmente su quelli che hanno avuto un maggior consenso?

Ebbene per questi cattolici si presenta uno scenario di non poco conto. Potrebbe certo segnare un risveglio delle coscienze, ma dovranno fare i conti con le scelte politiche e amministrative e la propria coerenza ai principi evangelici. Tanto per fare qualche esempio: come si comporteranno nei confronti dei provvedimenti verso gli immigrati? Quale posizione di fronte a promesse irrealizzabili frutto solo di campagna elettorale? Auguriamoci che si comprenda che per il fare “bene” del Paese serve molto di più che un rosario e un Vangelo sbandierato durante un comizio elettorale, serve coerenza con la fede che si professa.

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