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Impariamo dai ragazzi.

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L’oratorio feriale appena concluso ha riaperto una riflessione che di tanto in tanto riaffiora con toni spesso polemici e pregiudiziali. Ormai ogni pretesto è buono per fare polemiche.

È sconfortante però che a innescare polemiche siano argomenti religiosi quali i crocifissi, o altri simboli religiosi. In nome di una presunta “invasione” scatta la paura di essere attaccati da chissà quale nemico e allora parte un meccanismo di difesa all’insegna della paura. Per fortuna queste paure sono solo degli adulti. Infatti all’oratorio feriale hanno convissuto insieme bambini di diverse nazionalità e di diverse religioni.

Nessun genitore ha chiesto di togliere simboli religiosi, nessun genitore ha impedito ai ragazzi di altre religioni di partecipare alla preghiera, nessun genitore ha contestato i contenuti cristiani della proposta estiva per i ragazzi molto evidenti anche nei racconti giornalieri. L’unica attenzione che abbiamo avuto riguarda la mensa ma lo abbiamo fatto con serenità e nessun bambino si è sentito discriminato o additato per l’alimentazione.

Mi sono dunque chiesto perché tra bambini e le loro famiglie non ci sono stati problemi, anzi ho trovato una attenzione particolare da parte di alcuni genitori verso bambini in difficoltà siano essi cristiani o no? La considerazione finale mi sembra questa: dove si costruiscono legami di rispetto, di stima, di fiducia reciproca, dove soprattutto si lavora per una conoscenza profonda vicendevole, barriere non ce ne sono più. I ragazzi in oratorio non si sono posti i problemi che abbiamo noi adulti spesso frutto di luoghi comuni e di pregiudizi.

Se proprio dobbiamo avere timore non è che qualcuno ci può portare via i nostri simboli religiosi o più ancora la fede, dobbiamo temere noi di non dare più importanza ai simboli religiosi e peggio ancora di aver ridotto la fede a un sentimento così irrilevante nella nostra vita da perderla non perché altri ce la portano via ma perché noi l’abbiamo smarrita.

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