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Articolo di Avvenire del 22/02/2019.

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Condivido con voi lettori l’editoriale del quotidiano Avvenire di venerdì 22 febbraio a firma di Eraldo Affinati:

“Il maestro, in una scuola elementare di Foligno, ordina a un bambino nero di mettersi davanti alla finestra, spalle alla classe, poi dice ai suoi compagni: "Guardate quant'è brutto". Si giustifica così: "Ho voluto fare un esperimento sociale".

Stentiamo a crederlo. …Quanto accaduto ci spinge a riflettere, ancora una volta, sui rigurgiti razzisti presenti ormai in tutta Europa e in particolar modo, sebbene sia doloroso ammetterlo, nel nostro Paese. Le ripetute offese rivolte ai genitori adottivi del giovane senegalese di Melegnano, in provincia di Milano, hanno suscitato sconcerto. Così come ha fatto impressione l’aggressione fisica nei confronti di un dodicenne egiziano da parte dei suoi compagni di classe a Roma. Cosa sta succedendo in Italia? Ormai accade quasi ogni giorno: dal famoso giocatore di calcio vilipeso dal pubblico alla sconosciuta nigeriana che non viene fatta salire sull'autobus.

Personalmente, avendo a che fare con gli immigrati, ne sento tante: come se certi insulti sul treno, in aula, o nei posti di lavoro, fossero diventati la norma, non più percepiti alla maniera di un reato. Anzi, chi interviene a difesa del malcapitato di turno, viene a sua volta ricoperto d’improperi. Perché è stato così facile scivolare nel fondo oscuro della nostra natura, quella meno rassicurante, dove ci illudevamo non saremmo più precipitati?

Guardiamoci intorno: le parole dei politici appaiono vuote, tutte gergali, prive di vera tensione morale; le principali agenzie educative sembrano in crisi; gli adulti credibili sono confinati nella solitudine. Se non c’è argine alla tracotanza degli invasati, ciò dipende anche da un vuoto culturale più profondo. Abbiamo affidato il timone delle dottrine ai conduttori televisivi; la lettura agli smartphone; le citazioni a Wikipedia; le interpretazioni a Facebook; la fatica del conoscere ai talk show; la potenza dei nostri giovani agli sprovveduti.

Eppure educare non è una mera competenza. Io lo so chi domani insegnerà a noi le responsabilità oggi disattese dagli adulti: saranno gli stessi bambini indignati che hanno raccontato ai genitori la bizzarra trovata di quello strano maestro. Magari non tutti. Ne basterà uno solo per restituirci la speranza”.

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