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La libertà, va' difesa e celebrata.

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Giovedì scorso ho concelebrato in prepositura la Messa in occasione della 25 aprile giorno della liberazione. Il Vangelo ha proposto una delle apparizioni del Risorto che davanti allo stupore dei suoi, increduli ancora e sconvolti per quello che era successo, non ha esitato a mostrare i segni della passione nelle sue mani e nel suo costato.

Quel fatto mi ha aiutato a comprendere meglio il significato del venticinque aprile. Il Cristo risorto è l’uomo libero dalla morte che libera i suoi dalla paura, dal terrore, dalla miseria umana. Ma quella libertà non cancella il male subito, la tortura e la condanna alla morte atroce sull’infamante patibolo della croce. La Liberazione ha posto le basi per costruire una società che da settantaquattro anni garantisce una convivenza pacifica e libera. Purtroppo però assistiamo a un tentativo di rimuovere questo passato tragico dimenticando che se ci sono state vittime, ci sono stati oppressori e carnefici. Se c’è stata una guerra con tutti i suoi morti la responsabilità è di qualcuno che quella guerra l’ha voluta. Non si può mettere tutto sullo stesso piano.

Anche Gesù in tutto il suo splendore di Risorto non cancella i segni della sua tragica fine. Il venticinque aprile coloro che rappresentano le Istituzioni dovrebbero sentire il dovere di dare un segnale, non di rito, ma convinto che quella libertà va difesa da tutti gli attacchi che la minacciano e sono tanti. Invece abbiamo assistito allo spettacolo di chi si è smarcato, di chi non è stato presente, di chi ha vietato la commemorazione, ecc. Al termine della Messa ci siamo portati al monumento alla resistenza davanti alla scuola Puecher. Pochissimi cittadini e assenti molti rappresentanti delle Istituzioni. Non si può solo pensare che sia perché la Liberazione è parte di un passato che diventa sempre più lontano. Credo che si debba cercare la causa nella mancata convinzione di quanto costò quella liberazione. Gli Ebrei ricordano la liberazione dall’Egitto da quattromila anni! I cristiani ricordano la liberazione della Pasqua da duemila anni! Forse allora non è il tempo che cancella la memoria, ma la mancata convinzione che non riesce a dire oggi una parola capace di trasmettere il valore grande della Libertà.

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