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Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!

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Giovedì 20 giugno al termine della processione del Corpus Domini per la città di Milano il vescovo Mario ha offerto una curiosa riflessione a tutti i presenti:

“Se tu ascoltassi l’esclamativo della gioia del convivere fraterno! Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! (Sal 133,1). Che anche tu, città nostra e di tutti, possa sperimentare la gioia e il desiderio del convivere fraterno, tu che sei arcipelago di competenze, di solitudini, di fierezze e di miserie, di intraprendenza e di concorrenza, di alleanze e di contrapposizioni! Ascoltatevi, accoglietevi, camminate insieme: ascoltate la vocazione che il Padre vi rivolge ad essere fratelli e sorelle. Gli architetti, gli ingegneri, i creatori di arredi, di interni e di esterni, che cosa possono imparare se ascoltano i poveri, i giovani, gli anziani? Forse nascerebbero quartieri lenti, propizi all’incontro, forse tornerebbero i bambini. I ricercatori nelle frontiere avanzate della medicina, della genetica, delle neuroscienze, i gestori della sanità pubblica e privata, che cosa possono imparare dai preti, dalle suore, dalle badanti, da tutti coloro che raccolgono il gemito dei malati e le loro angosce? Forse si inventerebbero ospedali abitati dalla pazienza insieme con la scienza, dal prendersi cura oltre che dalle cure. I banchieri, i finanzieri, gli operatori della borsa, la guardia di finanza e le forze dell’ordine che cosa potrebbero imparare ascoltando i commercianti e gli imprenditori, le famiglie e i disperati oppressi dai debiti e dalle insolvenze? Forse si inventerebbe una terapia per l’avidità, un argine alle imprese velleitarie, un incoraggiamento alla sobrietà. Gli amministratori dei condomini, le associazioni professionali, i sindacalisti degli inquilini, le associazioni dei consumatori, che cosa imparano se ascoltano coloro che non sanno esprimersi, che non sanno dire le loro ragioni? Forse si potrebbe sperimentare la pratica del buon vicinato, della prossimità spicciola e benevola, forse nei cortili tornerebbero a giocare i bambini”.

È solo una parte dell’omelia, ma quanta saggezza!!!

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