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Teniamo vive le tradizioni popolari.

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Affonda nella memoria la storia della “Croce Pessina” senza informazioni certe se non quelle legate alla tradizione contadina delle “rogazioni”: preghiere e canti attraverso campi coltivati e boschi per ottenere buoni raccolti. Alla festa dell’Ascensione si concludevano le rogazioni salendo fino alla croce.

Originariamente di legno poi sostituita nel tempo da due pali di ferro per opera di Angelo Minoretti e trent’anni fa con l’attuale croce in acciaio che domina tutta la piana di Erba con una visione mozzafiato nei giorni di tempo limpido fino al duomo di Milano e ora anche dei nuovi grattacieli come quello dell’Unicredit.

I vecchi parlano di tre croci, ma non si hanno informazioni sicure. Possono essere le croci che da poco sono state rimesse sul sentiero: quella del “panigaà” quella del “cipilö” e più in alto la Croce Pesina. Oppure quelle poste in cima ai monti del triangolo lariano.

Raccontano i vecchi, e questo è certo, che per l’Ascensione si partiva dall’Eremo con tanto di piccolo mercato di semenze e di altri prodotti legati al mondo contadino. Scomparsa la tradizione legata a quel mondo, è rimasta la croce nel cuore dei crevennesi che ogni anno in modo festoso salgono per celebrare una Messa e per una festa legata ai piatti della tradizione brianzola.

Sono sempre più numerosi coloro che vi partecipano, perché la “Crus pessina” rimane la meta cara non solo ai crevennesi, ma anche a tutti coloro che amano la montagna. Di tante cose del passato non ricordiamo più l’origine ma si continua ad amare ciò che quell’origine ha generato.

Teniamo vive le tradizioni popolari.

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