• Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
TU SEI QUI: Notizie Storia

Storia

E-mail Stampa







Abitanti n.
16696 Altitudine mt. 320 Municipio Te!. 031 6151

Promossa città nel 1970, Erba ebbe riconosciuta l'im­pronta secolare lasciata, in chiave aggregativa, dal più piccolo degli abitati di un tempo. Erba era infatti, in ori­gine, la località poco popolosa in cui risultava attrezza­to il recinto con rinforzi e terrapieno, la motta, entro il quale trovavano riparo gli abitanti degli altri insedia­menti, indipendenti, ma sprovvisti di difese.

Secondo le regole feudali, questo recinto, che dunque fungeva da castello anche per Boccogna, Crevenna, Carpesino, Arcellasco, Villincino e San Maurizio, era sotto la signoria locale di una delle famiglie dominan­ti in età feudale, con ogni probabilità quella dei Parravicini se non dei Carcano, che discendevano dallo stesso ceppo. I milanesi, che nel 1160 guidavano la rivalsa delle città lombarde contro le pretese dell'Impero, conoscevano l'importanza che rappresen­tava, nella mentalità locale, il castello di Erba. Per que­sto lo fecero meta di un'azione dimostrativa, verosi­milmente volta a convincere la popolazione a ribellarsi al signore. Infatti quando dopo qualche mese l'eser­cito milanese andò all'assalto del castello di Carcano costringendo l'imperatore a precipitarsi in sua difesa, la Castellanza di Erba. cioè gli abitanti che nel castel­lo erano soliti riparare, si ribellò offrendo, al pari degli abitanti di Orsenigo, un valido contributo all'esito dello scontro armato che, il 9 agosto 1160, vide l'eser­cito milanese resistere all'urto con le truppe del Barbarossa. Di questo apporto decisivo i milanesi fecero pubblico riconoscimento, assicurando alle castellanze di Erba ed Orsenigo duraturi privilegi. Per secoli i membri della Castellanza di Erba si trovarono equiparati agli abitanti di San Babila e godettero di sgravi fiscali e facilitazioni, equivalenti a condizioni di favore per il progresso socio-economico. Il tutto avvenne nel nome del Castello di Erba, ritualmente richiamato e sostanzialmente promosso a polo di aggregazione.

Rimasero esclusi dai privilegi insediamenti quali Buccinigo, Parravicino e Casiglio i quali, soggetti com 'erano al potere dei Parravicini, non parteciparono alla Castellanza. Come rivalsa nei confronti di Milano, i nobili erbesi, in primo luogo i Parravicini, ma anche i Carpani e i Meroni probabilmente accomunati dagli stessi ascendenti, si schierarono sistematicamcnte con­tro la supremazia milanese dei Visconti, alimentando una resistenza guelfa che nell' Erbese si protrasse almeno fino al 1404 quando, asserragliati proprio nel castello di Erba, resistettero all'assalto dei ghibellini.

Il risvolto epico della storia erbese non dovrebbe oscurare altri importanti aspetti del ricco passato locale, non pove­ro d'interesse. Così è per la chiesa di Sant'Eufemia di Incino, che nel medioevo gui­dava la più densa di chiese tra le pievi della diocesi ambrosiana. Le ricerche condotte sull'antico Battistero di San Giovanni non hanno chiarito dubbi ed ipotesi sul leggenda­rio Liciniforum . dal quale la sede della pieve avrebbe tratto il nome. Sono invece emerse tracce di quell'assetto tardo-medievale che ancora risentiva degli accorgi­menti protettivi adottati in età feudale. La chiesa di Sant'Eufemia era infatti circondata da una ghirlanda o cortina e da un terrapieno (un'altra motta) che la difen­devano dagli assalti armati. Pensando ai quali, non si può nuovamente ignorare l'atteggiamento controverso dei Parravicini, i quali espressero un buon numero di prevosti, fatalmente portati ad esporre la pieve a rap­presaglie e contese. La rozza pittura trecentesca che, nella chiesa, orna la cappella di San Bartolomeo Il santo protettore dei Parravicini, sembra l'emblema di questa famiglia battagliera, al pari della durezza roma­nica ravvisabile in un 'acquasantiera datata 1212 o nel­l'enigmatica figura in pietra che ornava la facciata. Ulteriori reperti medievali potrebbero emergere dalle ricerche sulla cripta, che esisteva e che venne interra­ta nel Settecento. II vasto piazzale antistante l'antica plebana e che oggi accoglieil mercato settimanale, di pone di un coperto che ancora nel Settecento veniva chiamato il Vigano, il luogo di raduno degli abitan­ti del vico.

Un po' più a monte della piazza si apre, attraverso vicoli parzialmente integri, il nucleo medievale di Villincino. 1 resti di due torri, appartenute al Carpani, ne scandiscono il fascino antico, punteggia­to di portali, cortili e finestre di fattura gotica o rina­sci mentale.

Ai margini del quartiere, di fronte alla Villa Mainoni sede del Comune, sorge la moderna prcposituralc di Santa Maria Nascente, abbellita da opere settecente­sche. Nel suolo sul quale sorge nel 1975 è stata rinvenuta una piccola ara romana. Più sopra, nel cuore di Erba alta, i riconosce, costruita su disegno che si vor­rebbe ispirato al Bramante, la chiesetta di Santa Marta. Tra i tanti dipinti che la decorano merita segnalazione quello di France co Valaperta, artista ottocentesco di origini erbesi.

 

Tra le attrattive del verdeggiante digradare di Erba alta non i può trascurare il Teatro Licinium, sede all'aperto di importanti stagioni teatrali. Alle sue pal­le i sviluppa lo storico quartiere di Crevenna con Mornigo. Unitamente alla graziosa parrocchiale di Santa Maria Maddalena ed alla chiesa, anticamente silvestre, di San Giorgio, Crevenna ospita alcune ville di storica rilevanza. Nella villa che nel Cinquecento fu dei Fontana, personaggi familiari alla corte sforzesca, soggiornarono letterati quali Giovanni Torti e Giulio Carcano. La Villa Ceriani già Fontana è oggi sede della Biblioteca e del Museo Civico, che accoglie interes­santi reperti dei diversi momenti della vita locale. Da Crevenna una strada sale all'Eremo di San Salvatore, sede dal 1536 di un convento di Cappuccini. La memoria della carità di questi religiosi rivive qui attra­verso la meditazione, favorita dalla severità del com­plesso recuperato. Dell'originario fervore religioso conserva affreschi attribuiti alla Bottega degli Zavattari ed una Crocefissione in pietra a rilievi tardo­quattrocenteschi.

Dalla panoramica posizione dell' Eremo si possono distinguere i più periferici quartieri di Erba. In quello di Carpesino merita segnalazione la Villa Nava, costruita accanto alla recuperata Chiesa dei Magi, eretta nel secondo decennio del Cinquecento e recen­temente restaurata Un 'altra chiesetta meritoriamente restituita alla sua dignità è quella di San Bernardino ad Arcellasco. Essa venne rilan­ciata nella seconda metà del Quattro­cento da un gruppo di terziari france­scani devoti di San Bernardino e prove­nienti dalle colline senesi. E di modelli senesi risente l'importante affre­scatura d'epoca rimasta sulle sue pareti. Interessante per i dipinti, alcuni dei quali attribuibili ad Andrea de Magistris, è l'oratorio di Sant'Ambrogio a Comagiano, oggi Bindella. Questi ultimi oratori dipendevano un tempo dalla parrocchiale di San Pietro a Pomerio o di Brugora, chiesa ricca di memorie medievali, ma riedificata in età moderna.

Analoga considerazione vale per San Maurizio, par­rocchiale di uno dei rioni occidentali città. La chiesa è ricca di memorie e di arredi. Alle sue spalle sorgeva la Badia di Meate che era integrata all'ospizio dei frati ospedalieri di San t' Antonio. Protetto dai Vi conti, que­sto centro di assistenza fiori nella prima metà del Quattrocento assicurando al circondario un previdente servizio sociale. Gli abitati ad occidente di San Maurizio offrono, in alternan­za, segni di forza militaresca e di aper­tura culturale. Casiglio abbina la fierezza del castello al monumento fune­bre, di fattura cam­pionese, che nella chiesa di Santa Ma­ria ricorda il ve covo Beltramino, figura di primo piano al tempo in cui i papi stavano ad Avignone. Nel proprio testamento il nobile Beltramino ricordava il padre, signore di Casiglio, e l'erezione, con intenti benefici, del palazzotto oggi noto come castello di Pomerio. A mezza strada tra i due castelli si può riconoscere la torre pendente che distingueva la culla dei signori di Parravicino. La villa contigua degli ultimi esponenti della nobile famiglia consente di ammirare un salone cinquecentesco ed altri det­tagli degli antichi fasti.

Dei Parravicini fu anche il castel­lo di Buccinigo, del quale si pos­sono scoprire le massicce mura­ture, in pietre squadrate, nei pres­si della chiesetta di San Pietro.

All'interno di questa i ammirano una Crocefissione mutila di Andrea de Magistris ed altre pitture interess­anti. Le Madonne della parete sinistra, in particolare, sembrano ispirarsi a temi del dibattito teologico in corso a fine Quattrocento. Una Madonna delle foglie di buona epoca è anche nella parrocchiale di San Cassiano, edificio annunciato da un ripo ante piazzale. L'ultima piazza di questo, forzatamente succinto, iti­nerario erbe e è quella do e si svolge la Fiera di Sant' Antonio, davanti ali 'ex convento di Santa Maria degli Angeli. Del complesso, eretto dal 1492 dai Francescani Osservanti, è rimasta, abbastanza inte­gra, la chiesa. Insieme ali 'artistico altare in legno (1738) ed all'affrescatura del fronte, che si rifà ai modelli luganesi del Luini, il tempio offre, sulla pare­te di destra, una solare Madonna in gloria di fine Quattrocento. Il retrostante convento venne invece convertito in villa, su disegno dell'architetto Leopoldo Pollack, dal banchiere Rocco Marliani, il quale diede al rinnovato complesso il nome della moglie, Villa Amalia. Frequentata dal Parini, dal Monti e dal Foscolo, l'elegante dimora appare impreziosita dalla decorazione neoclassica, alla quale sono assegnabili un'Aurora dipinta nel 1815 da Giuseppe Bossi ed un busto mannoreo del Parini eseguito da Giuseppe Franchi. Villa Amalia è oggi proprietà dell' Amministrazione Provinciale.

Fonte opuscolo Comunità Triangolo Lariano


Antichi documenti storici ci presentano Crevenna inizialmente formata da due ben distinte località, divise fisicamente dal torrente Bova. Da un parte Mornigo e dall’altra Crevenna. Con il trascorrere dei secoli la prima indicazione si è ridimensionata fino a scomparire definitivamente per lasciare spazio alla seconda.
La posizione particolare dell’abitato si pone come balcone sopra la piana di Erba. Tra le famiglie più antiche di Crevenna bisogna ricordare i Galimberti, proprietari di mulini sulla Bova, che contavano in famiglia illustri notai. Altre famiglie nobili erano i Fontana, originari di Modena, e i Crevenna che costituivano con le precedenti le caste più rappresentative del luogo.
Nel territorio della frazione sono presenti due importanti edifici religiosi: il primo è l’antica chiesa di San Giorgio in Silvis, oggi presso il cimitero, che conserva all’interno una pregevole raffigurazione della Madonna; il secondo è il famoso Eremo di San Salvatore, ricco di misticismo, storia e arte.
Gli abitanti di Crevenna sono soprannominati Barinatt, cioè pastori, mentre quelli di Mornigo erano probabilmente carbonai.

Fonte sito del Comune di Erba

Radio Mater

bannerRMp





RADIO MARCONI

half_banner-2
half_banner-3

  • Photo Gallery
  • Audio Gallery
  • Video Gallery
TU SEI QUI: Notizie Storia