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Chiesa S.Maria Maddalena

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Ogni chiesa porta con sé una lunga storia. Così è per Crevenna. E’ la testimonianza di un passato locale che affonda le sue radici nei secoli medievali, quando l'ordinamento della pieve comincia a lasciar spazio all'organizzazione parrocchiale.

Le due comunità di Crevenna e Mornigo erano parte della cura di Villincino, centro religioso della Pieve di Incino e del suo circondario fino all'epoca di Carlo Borromeo.  I vari cappellani e titolari delle due chiese salivano a dir messa da Incino, dove c'erano le case canonicali. S. Giorgio era la chiesa primaria, mentre S. Maria Maddalena era solo una cappella, tanto che l'odierna parrocchia di Crevenna in quel tempo si chiamava la cura di S. Giorgio.

La storia delle due comunità di Crevenna e Mornigo si intreccia con la presenza di tre congregazioni religiose, lontane meno di un miglio, che contribuiscono alla diffusione del messaggio evangelico: i frati serviti di Lezza, i francescani riformati di S. Maria degli Angeli e i cappuccini di S. Salvatore.

E’ l’anno 1574 quando l’Arcivescovo Carlo Borromeo, in visita pastorale, separa la cura di S. Giorgio dalla giurisdizione spirituale di Incino e trasferisce il titolo di chiesa parrocchiale a S. Maria Maddalena insieme al legato della Cascina Ginocchio. In questo tempo la chiesa è un edificio semplice, tipico di un ambiente rurale.

La consacrazione della chiesa avviene dieci anni dopo. E’ lunedì 27 agosto 1584 quando il Cardinal Carlo Borromeo, in visita e missione alla Pieve d’Incino, scendendo dall’Eremo di San Salvatore dove il giorno 25 aveva consacrato l’altare maggiore del convento dei cappuccini,  consacra la chiesa di S. Maria Maddalena e il suo unico altare, ancora oggi presente. Conserva la tradizione dell’Indulgenza e ne stabilisce una nuova per il suddetto giorno, dispone che il titolare «amministri tutti i Sacramenti» delle tre comunità di Crevenna, Mornigo e San Giorgio e faccia costruire il Battistero. Crevenna conta in quel momento 270 anime. La chiesa fu l’ultima consacrata dal santo Arcivescovo di Milano e a ricordare il fatto è la lapide di marmo nero esistente sull’altare maggiore.

I primi sacerdoti di cui si ha notizia sono fra’ David de' Bianchini dell'ordine dei Serviti di Lezza (1575), Marco de' Conti di Casella (1580) e un certo prete Fontana. Il primo curato nel 1596, invece, è un certo don Giovanni Pallavicino, morto nel 1604. Il primo matrimonio viene celebrato il 14 ottobre 1588, come risulta dal registro parrocchiale, e nello stesso anno viene registrato il primo battesimo: la neonata si chiama Cecilia, figlia di Cristoforo e di una certa Marta.

Nel 1603, durante la visita pastorale, il Cardinal Federico Borromeo, cugino di San Carlo, decreta la celebrazione della messa quotidiana, sotto pena di sequestro dei frutti della parrocchia. La configurazione dell'attuale chiesa risale invece alle successive prescrizioni di Federico Borromeo, che visita nuovamente la parrocchia di Crevenna nel 1615 e dà disposizioni di trasformare la cappella maggiore semicircolare in "quadrata”. Questa forma la differenzia dalle altre parrocchiali erbesi, che mantengono nel coro la forma circolare. Egli decreta la costruzione dell’odierna cappella destra della B. V. Maria del Monte Carmelo, il sito dove erigere la torre campanaria e la sacrestia. Dà precise disposizioni sull'arredo sacro per il decoro della chiesa riguardanti il tabernacolo, il battistero e si sofferma sulla necessità di avere la canonica nei pressi della chiesa.

La realizzazione di queste indicazioni avviene poco a poco nel corso del ‘600 e del ‘700. I suddetti secoli, periodi difficili per la popolazione a causa di guerre, pestilenze, invasioni, rendono impossibile far fronte anche ai più urgenti bisogni della chiesa e del culto. Così si legge nei libri parrocchiali del tempo: «nel 1623 e 1631 fu il massimo della peste».

L’antica cappella della Madonna del Carmine ricorda al fedele di oggi la storia della Confraternita di Crevenna, dedicata appunto alla Madonna del Monte Carmelo e istituita il 10 ottobre 1694 dal curato Pagano. La Confraternita celebra in un primo tempo la ricorrenza nella seconda domenica di ottobre; poi, a partire dal 1717, preferisce onorare solennemente la terza domenica di luglio e dedicare alla Vergine del Carmelo ogni seconda domenica del mese, con il canto delle Litanie e la processione che coinvolge tutto il paese. La Confraternita in questo periodo rappresenta il cuore della vita parrocchiale.

Successivamente, dai registri parrocchiali risulta che il 22 luglio 1785 don Valaperta istituisce la Confraternita del SS. Sacramento, poi soppressa nei primi anni dell’800 dall’amministrazione austriaca.

Nei secoli XVI e XVII i morti vengono seppelliti nel cimitero di S. Maria Maddalena (l’attuale piazza parrocchiale). A latere della Chiesa si trova la fossa comune e, dipinto sul muro della facciata, un angelo che regge la scritta: «Beati mortui, qui in Domino moriuntur» (Beati coloro che muoiono nel Signore). In seguito alla legge napoleonica (editto di S. Cloud) i morti di Crevenna iniziano ad essere sepolti nel cimitero di S. Giorgio (1804): il primo defunto è Giuseppe Castelletti di anni 65.



   

Pallavicino Giovanni Angelo 1596-1604

Conti Giovanni Antonio
1604-1626
Oggione Giacomo
1626-1636
Biffi Cristoforo1636-1644
Biffi Giulio Cesare1644-1654
Micheli Carlo1654-1675

Pagano Giovanni1676-1722

Lanzano Carlo
1722-1736
De Stefani Giuseppe1736-1742
10°
Valaperta P. Antonio1742-1785
11°
Bretti Gaetano
1786-1841
12°Peregalli Giuseppe1841-1888
13°
Rossini Saverio1888-1931
14°Tagliabue Giovanni
1931-1965
15°Oriani Piero1965-1992
16°Fratus Valerio1993-2007























Durante il ‘700 diversi sono i parroci che si avvicendano ed è probabilmente all’inizio del secolo, con il parroco don Pagano, che avviene l’ampliamento dell’abside, anche se non è dato di conoscere con esattezza il periodo di esecuzione dei lavori. Nel 1736 viene nominato parroco don Giuseppe De Stefani, il quale si prodiga affinché nel 1738 la comunità di Crevenna si impegni finalmente a riparare la casa parrocchiale.

Tutti i parroci succedutisi dal 1736 alla fine del secolo XIX sono degni di memoria. Nelle diverse situazioni politiche, dai decenni del periodo austriaco del Lombardo-Veneto fino all’unità d’Italia, tra guerre, protezioni pesanti o situazioni di ostilità più o meno esplicite di governi dittatoriali o solo apparentemente liberali e democratici, questi parroci assicurano l’assistenza spirituale e materiale, abbelliscono la chiesa parrocchiale, ma soprattutto prestano l’assistenza ai fedeli nei giorni lieti e tristi della loro vita.

Dei parroci del secolo XX abbiamo testimonianza di quanto hanno operato per la parrocchia di S. Maria Maddalena: il loro zelo pastorale viene esercitato soprattutto nel catechismo e nell’istruzione religiosa.

Don Saverio Rossini diviene parroco a Crevenna nel 1888. Assiduo difensore dei diritti parrocchiali, nel 1895 fa innalzare la torre del campanile e vi pone un nuovo concerto di cinque campane; nel 1896 istituisce il circolo S. Giorgio per i giovani e l'associazione di S. Luigi per i bambini; nel 1923 fa abbellire internamente la chiesa parrocchiale ad opera del pittore Gaetano Calcaterra di Cuggiono e nel 1926, sul Monte Pessina, benedice una grossa croce di castano che sostituisce un’altra posta molti anni addietro. Muore nel 1931, dopo 43 anni di servizio ministeriale a Crevenna.

Gli succede don Giovanni Tagliabue il quale, durante il suo ministero, vive i tragici avvenimenti che le guerre portano con sé: la guerra d’Italia contro l’Abissinia (1935), a causa della quale molti giovani di Crevenna vengono richiamati sotto le armi e partono per l’Africa Orientale, e la seconda guerra mondiale (1940-1945), durante la quale la comunità di Crevenna perde sei giovani soldati e altri cinque sono dispersi nella tragica ritirata dalla Campagna di Russia. Dalle annotazioni del Liber Chronicus, che don Giovanni Tagliabue compila in modo minuzioso, emerge il profilo di un parroco molto partecipe a quanto accade “fuori”. Si informa sui temi di attualità nazionale e internazionale, si preoccupa per la propaganda di sinistra ed è compiaciuto per la vittoria elettorale della Democrazia Cristiana nel 1948. E’ angosciato dagli sviluppi del delitto della parrocchiana Fiora Rigamonti. Partecipa, sempre nel 1948, alla gioia di tutta la comunità di Crevenna per l’installazione del nuovo concerto di cinque campane, e nel 1958 per l’inaugurazione della “Scuola Materna Mons. Tomaso Genolini”, da lui tanto desiderata. Gli anni che seguono sono gli anni del boom economico, la società si trasforma, si lavora freneticamente, nelle case arriva la televisione a modificare le abitudini familiari, i giovani cominciano a “scalpitare” e questi cambiamenti inquietano il parroco, che si preoccupa della vita religiosa dei suoi parrocchiani.

Alla morte di don Tagliabue, nel 1965, diviene parroco don Piero Oriani. Abbiamo già avuto modo nel 2003 di pubblicare un libro sulla sua vita e la sua azione pastorale. E’ stato il parroco del “post-Concilio”: aperto e disponibile, la sua attenzione è rivolta prima all’ascolto e alla lettura dei documenti conciliari e poi all’approfondimento dei valori “nuovi”. Suoi i primi tentativi di attuazione, sia con l’adeguamento della chiesa parrocchiale alle novità liturgiche, sia negli ambiti della pastorale, cercando sempre l’incontro con le persone. Egli dedica tempo ed energie alla crescita spirituale della comunità crevennese, non trascurando la sistemazione delle strutture parrocchiali e preoccupandosi della costruzione dell’oratorio. Muore il 25 dicembre 1992.

Il 1° aprile 1993 arriva a Crevenna, Don Valerio Fratus, nominato parroco, in modo del tutto inatteso, dal cardinale Carlo Maria Martini. Il 13 giugno 1993, con grande solennità, fa’ il suo ingresso ufficiale. E’ il sedicesimo parroco della parrocchia di S. Maria Maddalena.

I problemi da affrontare sono numerosi: la sistemazione della canonica, l’ultimazione dell’oratorio, la sistemazione della chiesa parrocchiale, ma anche abituare i parrocchiani ad un nuovo rapporto con la Parola di Dio e alla corresponsabilità; è lui a dare vita al Consiglio Pastorale parrocchiale e al Consiglio Affari Economici parrocchiale, oltre a numerose Commissioni parrocchiali operanti nei diversi settori pastorali.

Le opere compiute alle strutture parrocchiali negli anni della sua presenza a Crevenna sono state possibili anche grazie alla sua determinazione nel portare a termine i lavori di sistemazione degli edifici della parrocchia. Tutti sappiamo come si trovavano le strutture della canonica e della chiesa parrocchiale al suo arrivo e come si trovano adesso, grazie a interventi realizzati con la collaborazione di molti e per il bene di tutti.

Dopo più di quattordici anni di presenza a Crevenna, a partire dal mese di settembre 2007, don Valerio lascia la nostra parrocchia e viene nominato parroco nella parrocchia S. Martino di Bellusco.

Si apre così una nuova storia per la nostra parrocchia, che entra a far parte della Comunità pastorale Sant’Eufemia di Erba, costituitasi a partire dal 1° settembre 2007.

Il nuovo parroco è don Giovanni Afker, residente presso la Parrocchia S. Maria Nascente, mentre vicario parrocchiale per la nostra comunità è nominato don Ettore Dubini.


Ripercorrere insieme la storia della chiesa-edificio, dalle origini ai giorni nostri, ci aiuterà a conoscere meglio i cambiamenti subiti nel corso dei secoli, fino agli ultimi lavori compiuti per riportare la chiesa all’architettura originale settecentesca. Per un tempio sacro ciò può significare molto perché, oggi come sempre, la nostra chiesa continua ad essere il segno visibile della comunità cristiana presente a Crevenna.

Della chiesa di S. Maria Maddalena si ignora la data di costruzione: il più antico documento in cui viene nominata è del 1478; tuttavia, dagli scavi archeologici eseguiti all’inizio del 2005, è possibile affermare che esisteva già nei secoli precedenti.

Il Liber Chronicus, il quaderno sul quale i Parroci annotavano le vicende della parrocchia, inizia la cronaca dal 1478, anno in cui si formarono le Cappellanie di S. Maria Maddalena e di S. Giorgio in silvis (l’attuale S. Giorgio). Essa è citata assieme a San Giorgio in silvis nel  testamento di Gaspare Galimberti di Crevenna, il quale dona alcuni fondi purché vengano celebrate messe quotidiane nelle due chiese.

Nel 1566 ce ne parla il sacerdote G.F. Sormani in occasione della visita pastorale alla Pieve di Incino. Al 1568 è da riferire uno schizzo della chiesa che

la rappresenta in forme semplici con un’unica navata, l’abside semicircolare e l’altare attaccato al catino absidale. Gli ingressi sono due, uno in facciata e uno sul lato sud.

Durante il periodo in cui è parroco lo zelantissimo don Giovanni Pagano (1676-1722), è realizzata la facciata barocca, ampliata l’abside, posta l’architrave nel 1714 e nel 1720 è realizzato l’altare maggiore in stile barocco; tale data è ancora oggi visibile all’interno del porta-reliquie della S. Croce, sul retro dell’altare.

Lungo i secoli la chiesa è stata oggetto di continui abbellimenti: notevoli sono quelli apportati dal curato Paolo Valaperta (1742-1785) valente pittore, proveniente da un casato d'artisti di Erba alta, il quale fu inumato nella cripta di S. Giorgio, assiso su una sedia secondo i costumi dell'epoca. A lui si attribuiscono i dipinti di S. Giorgio, di S. Maria Maddalena e della Pietà  sulla facciata della chiesa.

Nell'anno 1847 viene rifatto il Battistero con vasca in marmo nero costruita ad Inverigo. Il presbiterio ed il confessionale vengono costruiti nel 1878; nello stesso anno viene eretto l'altare dell'Addolorata, dono di mons. Tomaso Genolini, proveniente da un convento dei Serviti di Padova. Pochi anni dopo, nel 1884, la chiesa si arricchisce di un nuovo organo (l'attuale) in sostituzione di uno più piccolo, sovrastante la sacrestia. L'interno della chiesa viene completato nel 1888 con la costruzione della Cappella della Madonna del Carmine. La statua della Vergine, in gesso, ha sostituito l'antica statua di legno.

L'attuale campanile viene innalzato nel 1895. Il Liber Chronicus così ne dà notizia:…«l'anno 1895 va memorando per la Parrocchia della Maddalena; in esso avvenne lo svelto e gentile innalzamento della torre del campanile su disegno del signor ing. Zappa Luigi… Nella sua graziosità arieggia bene quello della Tomba dei reali di Savoia a Superga». Vengono installate, nello stesso anno, cinque campane del peso complessivo di q.li 28, per una spesa di L. 7.000.

La chiesa viene internamente abbellita nel 1923 ad opera del pittore Gaetano Calcaterra di Cuggiono che la dipinge in stile semi-barocco. La facciata viene rifatta nel 1938, su iniziativa di don Giovanni Tagliabue, il quale fa pure completare la cella campanaria nel 1948, depauperata di due campane durante l'ultimo periodo bellico, e rifà il pavimento della chiesa in marmette.

Nel 1967, pochi anni dopo il suo arrivo, don Piero Oriani, provvede ad un intervento profondo su tutto l’interno della chiesa. La zona del presbiterio viene adeguata alle nuove esigenze liturgiche, l’altare maggiore è attaccato alla parete absidale e al centro del presbiterio, girato verso l'assemblea, viene posto un tavolo mobile di legno, provvisorio, quale mensa eucaristica.

E’ realizzato un nuovo impianto di riscaldamento ad aria e rinnovata completamente la pavimentazione. Vengono rifatti l'impianto elettrico, quello di illuminazione e l'impianto sonoro; inoltre vengono ritinteggiate le pareti  interne.


Fin dal suo arrivo nel 1993, nel cuore del parroco, don Valerio Fratus, nasce il desiderio di sistemare la chiesa parrocchiale che presenta, a distanza di venticinque anni dagli ultimi interventi, diversi problemi che la rendono poco funzionale, con la conseguente necessità di intervenire in modo radicale.

Negli anni successivi il parroco, con il consenso del Consiglio Pastorale Parrocchiale, dà mandato all’architetto Maurizio Ratti di Canzo per lo studio di un progetto di ristrutturazione interna della chiesa, atto a salvaguardare l’intera struttura e nel contempo a conferirgli una coerente e razionale sistemazione, in modo da rispettare le direttive liturgiche.

Prima però è necessario effettuare i lavori di sistemazione della canonica e solamente dopo avere saldato i debiti derivanti dall’esecuzione di tali opere, al termine del necessario iter burocratico, è possibile dare inizio ai lavori nel gennaio 2005. I lavori si protraggono fino alla primavera del 2006, con la riapertura della chiesa al culto il 9 aprile, domenica delle Palme.

Se negli anni successivi al Concilio si è cercato di ridare dignità e solennità sia alla navata che all’altare, con questi ultimi interventi si è scelta la strada del rispetto e ripristino degli elementi originari, con un adattamento degli spazi alla funzione liturgica.

Proprio durante le operazioni iniziali di demolizione del pavimento della chiesa sono emerse le strutture relative alle precedenti fasi dell’edificio, che rendono necessario un intervento archeologico. Questo permette di risalire alle origini della chiesa parrocchiale e alle dimensioni dell’edificio, ritenute rilevanti per quei tempi; segno che fin d’allora la comunità era per l’intero circondario un centro significativo e i crevennesi sentivano questo edificio sacro come proprio.

Lo scavo archeologico consente di individuare sette diversi livelli pavimentali, a partire da un periodo precedente la costruzione della chiesa originaria, fino ad arrivare all’epoca contemporanea; inoltre viene alla luce il semicerchio absidale della chiesa primitiva. La costruzione del primo impianto della chiesa aveva aula rettangolare e abside semicircolare volta ad oriente, con pavimento in malta lisciata e un altare in muratura staccato dal perimetro dell’abside.

Successivamente, come si osserva nel disegno del 1568, l’altare toccava l’abside.

La chiesa originaria, a quanto ci è dato sapere, aveva nella navata dimensioni simili alla navata attuale. Probabilmente la chiesa con queste forme resiste per tutto il XVII secolo, arrivando fino alle grandi opere che hanno variato le volumetrie, con la costruzione dell’abside poligonale più grande della precedente e la creazione delle cappelle laterali, così come oggi la vediamo.

Sempre durante gli scavi archeologici, nella parte centrale della navata, a ridosso delle balaustre, si sono ritrovate due tombe collocate esattamente di fronte all’altare. In una di esse erano deposte le spoglie del parroco don Pagano, (1676-1722) con i piedi rivolti verso l’altare e le mani giunte. Non si conosce a chi appartengono i resti ritrovati nell’altra tomba: il corpo era comunque deposto con i piedi rivolti verso l’uscita della chiesa. Si è quindi provveduto a creare, dopo avere raccolto i resti ritrovati in apposite urne, una tomba idonea nello stesso punto, con una lapide che ricorda la loro presenza. E’ stata ritrovata anche una moneta di bronzo che dovrebbe essere un “soldino” di Filippo II (1556-1598).

Terminati gli scavi, dopo alcuni mesi di sospensione dei lavori per le necessarie autorizzazioni a proseguire, le opere sono riprese con la realizzazione della nuova pavimentazione interna in cotto lombardo fatto a mano, preceduta dalla formazione del vespaio aerato e del sottostante impianto di riscaldamento a pavimento. In particolare viene completamente adeguata la zona del presbiterio, perché luogo centrale e qualificante di ogni funzione liturgica, con la demolizione dei gradini esistenti, la rimozione dell’altare maggiore e il suo riposizionamento ad un solo livello, staccandolo dalla parete absidale, come era in origine, per garantire maggiore profondità di lettura.

In concomitanza a questi lavori sono altresì stati adeguati alle normative ed alle nuove tecnologie tutti gli impianti: in particolare sono stati rinnovati l'impianto elettrico, di illuminazione e di diffusione sonora, oltre all’installazione dell'impianto antintrusione.

Sono stati realizzati inoltre la nuova bussola d’ingresso, la scala a chiocciola in ghisa per l’accesso all’organo, la pulitura dell’altare maggiore del ‘700 e del tabernacolo originario, il posizionamento di un fonte battesimale dell’800 in marmo Macchia Vecchia come altre parti esistenti nella chiesa, le nuove finestre e la sostituzione della grande vetrata sovrastante il portone d’ingresso, con l’inserimento di una bellissima e artistica vetrata del sec. XVIII,  riportante la figura di Maria Maddalena.

Per ultimo si è provveduto al rinnovo delle pitture delle pareti, reso possibile grazie alla generosità degli artigiani crevennesi Giorgio Nava, Edoardo Veronelli e Giancarlo Viganò, che hanno prestato la loro opera in modo gratuito.

Con l’ultimazione dei lavori di ristrutturazione interna, la chiesa parrocchiale ha così recuperato una propria eleganza e bellezza. Ci sono voluti l’impegno e la generosità di una parte della comunità crevennese, ma il risultato finale è oggi sotto gli occhi di tutti: la chiesa di S. Maria Maddalena, oltre che accogliente e armoniosa, è anche testimonianza di una comunità che la ama.

Il 25 aprile 2006, con una solenne celebrazione eucaristica, presieduta dal card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, la chiesa ristrutturata è stata benedetta alla presenza della comunità parrocchiale.

Successivamente si è realizzata la mensa eucaristica permanente in marmo Macchia Vecchia; è stata posizionata la nuova Via Crucis in legno intagliato e dipinto; sono stati rimessi sull’altare maggiore alcuni nuovi angeli in legno intagliato dallo scultore Rodolfo Kostner di Ortisei, in sostituzione di quelli rubati nel 2001.

Tra le opere che rimangono da compiere vi sono la pavimentazione in acciottolato del sagrato e il ripristino della facciata principale, che rappresenta un gradevole esempio di barocchetto di rara presenza nella nostra zona. Sarà questo uno dei compiti affidato alla comunità in futuro perché la chiesa continui ad essere presenza vitale e fraterna.

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