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dopo Pentecoste - Settimane dopo Pentecoste

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Dopo Pentecoste

Settimane dopo Pentecoste

Dal pentecoste nasce il terzo polo celebrativo dell’anno liturgico, dedicato al “mistero della Chiesa”, popolo di Dio generato dalla Pasqua  e abilitato alla missione dall’effusione dello Spirito Santo :«Nel tempo successivo alla Pentecoste il Lezionario ambrosiano celebra la presenza dello Spirito…, operante nella storia della salvezza realizzatasi nella persona di Cristo… e nella Chiesa attraverso i divini misteri » (Premesse, n.195). É il Tempo dopo Pentecoste, che inizia con il lunedì seguente la solennità di Pentecoste e termina il sabato antecedente la I Domenica di Avvento.

In questo lungo arco di giorni si evidenziano due particolari festività, che fanno da perno per ulteriori scansioni: la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore ( il 29 agosto o l’1 settembre,qualora il 29 agosto cada in domenica), dalla quale prendono corpo le settimane dopo il Martirio; la solennità della Dedicazione del Duomo di Milano, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani (III domenica di ottobre), dalla quale si dipartono le settimane dopo la Dedicazione . In questo modo, il Tempo dopo Pentecoste viene ad articolarsi in tre distinte sezioni: settimane dopo pentecoste; settimane dopo Martirio; settimane dopo la Dedicazione.

 

Le settimane dopo Pentecoste

Iniziano con il lunedì seguente la solennità di Pentecoste e si concludono con il sabato precedente la I Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore. Il loro numero è variabile, in dipendenza dalla data della Pasqua, da un minimo di 12 ( 11 domeniche ) a un massimo di 16 ( 15 domeniche ). Nelle prime tre settimane si segnalano tre solennità del Signore a forte connotazione tematica: la Santissima Trinità, il Santissimo Corpo e Sangue del Signore e il Sacratissimo Cuore di Gesù.

La prima, « a conclusione della celebrazione della salvezza realizzata dal Pasqua del Cristo e portata a compimento dall’effusione dello Spirito, prende il posto della I Domenica dopo Pentecoste » ( Premesse,n.196 ) .

In essa si rispecchia la riflessione ecclesiale sui dati della fede apostolica, che ha condotto la Chiesa a confessare adorando – come recita il prefazio del giorno - « la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina ».

La seconda è riportata alla sua collocazione tradizionale, il giovedì successivo la domenica della Santissima Trinità. Essa celebra il mistero della presenza vera, reale e sostanziale di Cristo nei segni sacramentali del pane e del vino, condizione indispensabile per comprendere la santa Messa come «come memoriale della sua passione »,«sacrificio di salvezza » e «convito di grazia ».

La terza è collocata al venerdì successivo alla II Domenica di Pentecoste e celebra , grazie al potente simbolo del cuore , la profondità della carità di Cristo, che ha le sue più chiare manifestazioni nel dono libero e pieno di sé sulla croce e nell’incessante effusione dello Spirito Paraclito.

Dalla II domenica in poi la Chiesa ambrosiana, come già fecero l’apostolo Pietro e il diacono Stefano dopo l’esperienza di Pentecoste, ripercorrono, alla luce di Cristo e del suo mistero pasquale, le tappe della storia della salvezza in Israele per riconoscere in ciascuna di esse la progressiva rivelazione dell’amore trinitario.

L’ultima domenica è, obbligatoriamente, quella che precede il Martirio di san Giovanni il Precursore.

Essa è chiamata anche domenica dei Maccabei, perché «propone … una memoria cristiana del loro martirio per la Legge come preparazione immediata alla commemorazione del Martirio di san Giovanni il Precursore » (Premesse al Lezionario ,n.200).

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