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Nel Vangelo della Domenica di Abramo (Gv 8,31-59), Gesù lega l’identità dei “figli di Abramo” non a una discendenza formale, ma a un criterio concreto: fare le opere di Abramo, cioè vivere una fede reale che si manifesta nell’adesione alla Parola e nel compiere la volontà di Dio. Nello stesso brano, Gesù dichiara che la libertà nasce dal rimanere nella sua parola (Gv 8,31-32): la fede autentica è una fede che “rimane”, non episodica, ma che si traduce in scelte di vita, non in appartenenze esteriori.
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Il tema della Seconda domenica di Quaresima è tradizionalmente legato alla figura della Samaritana. Nella richiesta di Gesù “Dammi da bere”, Egli si affianca nella necessità, ma mostra un cammino, precede e incontra la donna nel bisogno, ma suscita in lei la ricerca e si dona come meta. Il dialogo tra Gesù e la donna al pozzo conduce progressivamente dalla sete materiale alla rivelazione della vera sete del cuore.
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La nostra comunità desidera lasciarsi guidare alla Pasqua da un testimone spirituale come San Francesco d’Assisi, del quale quest’anno ricorrono gli ottocento anni dalla morte, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226. La liturgia della Domenica all’inizio di Quaresima apre il cammino quaresimale con il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt 4,1-11). Condotto dallo Spirito, Cristo entra nella prova e la vince non attraverso il prodigio o il dominio, ma mediante l’obbedienza fiduciosa alla Parola del Padre. La Quaresima si presenta così come tempo di tensione spirituale, orientato alla Pasqua.
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IL PERDONO DI DIO RIVELA LA SUA TENEREZZA DI PADRE
Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa (Lc 15,20-24).
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LA COMPASSIONE DEL SAMARITANO: AMARE PORTANDO IL DOLORE DELL’ALTRO
Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato
Ho voluto riproporre l’immagine del buon samaritano, sempre attuale e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti, come sono i malati. […] La compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore. […] Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo.


