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Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me»” (1Cor 11,23b -25).
Con il racconto dell’apostolo Paolo entriamo nel cuore dell’ultima cena di Gesù. Celebrare l’Eucaristia significa assumere l’impegno del dono totale di sé agli altri, così come il Signore Gesù ha fatto per noi mediante la sua passione e la sua morte di croce. L’Eucaristia non è un qualsiasi gesto di amore; è il gesto per eccellenza dell’Amore. Proprio per questo, l’Eucaristia è il “tutto” della nostra vita, e non semplicemente una parentesi nella settimana.
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“Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21b).
Con queste parole stupende, dense di commozione, Gesù parla del Padre. E, più ancora, Egli ci parla di Dio soprattutto nei fatti, con tutta la sua vita. Gesù ci ha parla di Dio come del Dio vicino a noi. Infatti, manifestando il suo infinito amore verso il Padre, Gesù si esprime così: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
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“Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce»” (Gv 14,16 -17a).
Gesù agli apostoli parla del dono dello Spirito Santo. Due sono i nomi con cui qui Gesù parla dello Spirito Santo: il Paraclito e lo Spirito della verità. Il Paraclito è letteralmente l’avvocato, quindi colui che ci difende; lo Spirito della verità ci porta sulla via della verità, della verità di Dio, ci conduce alla verità che è Dio, Gesù Cristo, Figlio di Dio. Il linguaggio del Vangelo di Giovanni è un linguaggio che allude a qualcosa di più alto, è proteso al futuro: guarda allo Spirito che ci viene donato, che sta per venire.
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Gesù “condusse fuori gli apostoli verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio” (Lc 24,50-53).
Pensiamo allo stato d’animo degli apostoli. Per essi era veramente difficile concludere la loro vicenda con Gesù; essi sarebbero voluti rimanere ancora con Lui, ascoltare la sua parola, assistere a quanto egli faceva.. Forse capita anche a noi che le cose vadano allo stesso modo, quando le esperienze che facciamo ci sembrano vuote, insoddisfacenti; vorremmo perciò escogitare un rimedio, trovando conclusioni migliori. Ma non le troviamo. È certo però che il Signore Gesù ha promesso il dono dello Spirito Santo, che ci guida a dare un senso a tutto ciò che avviene nel cammino della nostra vita.
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Gesù disse ai suoi discepoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,12-14).
Accogliendo il messaggio di Papa Leone XIV nel suo saluto dalla Loggia della Basilica San Pietro nel giorno dell’elezione a Pontefice, messaggio ispirato dalle prime parole di Gesù risorto agli apostoli, il nostro Arcivescovo, d’intesa con il Consiglio pastorale diocesano, ha rivolto alla nostra Diocesi un testo, dal titolo «La pace sia con voi». È un appello per sollecitare in noi un cammino di conversione, responsabilità e testimonianza.


