• Parrocchia S. Maria Maddalena - Crevenna - Erba
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    Chiesa Parrocchiale

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    Chiesa Parrocchiale - Interno

  • Parrocchia S. Maria Maddalena - Crevenna - Erba
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    Oratorio

  • Parrocchia S. Maria Maddalena - Crevenna - Erba
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    S. Maria Maddalena - Patrona

  • Parrocchia S. Maria Maddalena - Crevenna - Erba
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    Affresco del '400

  • Parrocchia S. Maria Maddalena - Crevenna - Erba
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    Chiesa di S. Giorgio

  • Parrocchia S. Maria Maddalena - Crevenna - Erba
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    Croce Pessina

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28)

“Andiamo a Lui, noi che siamo affaticati ed oppressi. Andiamo a Lui, noi che portiamo dei macigni nel cuore, che non capiamo che cosa ci stia accadendo, che non abbiamo ancora saputo risolvere i grandi interrogativi della nostra vita. Andiamo a Lui, noi che siamo sconvolti dalle disgrazie, dalla malattia, dal dolore e dalla sofferenza, dopo averli strenuamente combattuti, dopo averne cercato in ogni modo il «perché» ... perché proprio «adesso», perché proprio a me, perché proprio in questo modo.”

Sono le domande, che l’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI, per la giornata del malato di martedì 11 febbraio. L’appuntamento non vuole essere solo una celebrazione con e per gli ammalati, che anche noi faremo in chiesa prepositurale martedì pomeriggio, ma è anche l’occasione per chiederci come noi ci rapportiamo con la malattia nostra o di persone con le quali abbiamo relazioni famigliari o di conoscenza.

Non dobbiamo illuderci che relazionarsi con la sofferenza, in particolare con le persone ammalate, non comporti difficoltà; d’altro canto non esiste nessuna tecnica di avvicinamento che possa supplire la verità della nostra persona quando parliamo con un ammalato. Dobbiamo essere veri e dobbiamo essere convinti di quello che diciamo, al punto da viverlo nella nostra persona: in questo modo abbiamo una possibilità in più di essere d’aiuto.

Quando diciamo ad un ammalato coraggio vedrai che guarirai lo diciamo per lui o per trovare noi il coraggio perché ci rendiamo conto che è difficile, e qualche volta imbarazzante stare accanto ad un ammalato? Il malato ha bisogno di parole vere, non di perdonabili finzioni. Spesso dietro una ingenua finzione si cela la nostra incapacità di stare vicino al dolore alla malattia. Ben venga una giornata che mette la malattia e il dolore come parte della vita a dispetto di un contesto culturale che censura tutto ciò che mette in luce la fragilità e la vulnerabilità della condizione umana. La vita non è Sanremo! La vita è anche tutta la sofferenza che riempie gli ospedali!


La parola di don Ettore

 

La parola
libero pensiero di don Ettore Dubini su temi attuali o determinate ricorrenze.