Una delle sei scene illustrate nel presepio allestito sul Sagrato della Chiesa di Crevenna, rappresenta momento drammatico vissuto da Mosè. Quando scende dal Monte Sinai, con le tavole della legge, con i dieci comandamenti trova che il suo popolo si è contaminato con altri popoli e ha subito sostituito il Dio di Abramo con una nuova divinità realizzando un idolo dalle forme di vitello d'oro.
Mosè irato, per questo frantumerà le tavole della legge e metterà in guardia il suo popolo dal pericolo di aver dimenticato il Dio che li aveva liberati dall'Egitto. Mi sono sempre chiesto come abbia fatto il popolo d'Israele in brevissimo tempo ad abbandonare il Dio di Mosè, il Dio che li ha fatti uscire dall'Egitto e subito adeguarsi alle divinità pagane delle popolazioni che incontravano nel lungo peregrinare dall'Egitto verso la terra promessa. Il fatto è che il Dio di Mosè è un Dio che non si vede.
È un Dio che non puoi afferrare, è un Dio che non puoi fargli fare ciò che vuoi tu, ma è un Dio che chiede a te che cosa è bene fare. Il Vangelo di questa domenica trova in Giovanni l'Evangelista, un'affermazione forte, “nessuno ha mai visto Dio” e su questa affermazione credo che molti oggi vadano in crisi di fede perché dicono che Dio non si può vedere dunque non esiste.
In realtà noi stiamo proprio avviandoci verso la festa del Natale, dove la nascita di Gesù ci e ci ha rivelato che Dio c'è e che Dio lo possiamo vedere in lui, in Gesù, per quello che è, per quello che ha fatto, per quello che ci ha rivelato di Dio, fino ad invitarci a chiamarlo col nome di Padre.

