Di sanità sentiamo parlare tutti i giorni e non per la sua efficienza, ma per le sue disfunzioni, per le sue lungaggini. Ma la sanità non è un’entità astratta, la sanità è per i malati, per quanti hanno bisogno di cure.
La sanità non dovrebbe curare le malattie, ma avere a cuore la sorte dei malati. Trovo pertanto prezioso il contributo alla riflessione per la giornata del malato dell’undici febbraio, nel giorno del ricordo della prima apparizione della Madonna a Lourdes, un prezioso commento alla Parabola evangelica del Buon Samaritano. Nella parabola la prima provocazione non è l’aiuto che viene dato a quel povero malcapitato derubato e lasciato mezzo morto sulla strada, ma la “sosta” del Samaritano.
A differenza degli altri lui si ferma e la sua compassione per l’uomo ferito è il rallentamento che gli ha permesso di vedere l’uomo a terra, di vedere il volto del dolore. Capita di lasciarci prendere dalla fretta, dalla paura di perdere tempo e così troviamo mille ragioni per non prendersi cura dell’ammalato. In realtà la fretta ci fa perdere in umanità. Rallentare il passo ci fa capire che gli ammalati che incontriamo nelle nostre famiglie, nelle relazioni, nelle conoscenze costituiscono un appuntamento inatteso ma di cui non possiamo “passare oltre”.
È evidente la differenza che c’è tra parlare di dolore e abitare il dolore. Rallentare il passo crea lo spazio perchè il malato esista davvero. Solo così sapremo prenderci cura.

