Io sono via verità vita

“Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita»” (Gv 14,5-6a).

Non si improvvisa la strada per giungere a Gesù. È un cammino che deve essere percorso con pazienza, un cammino in cui è richiesto un rapporto con Gesù sempre più profondo, intenso, vero. È un rapporto pieno e totale, come appare dalla risposta di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”. L’adesione a Gesù significa dire un sì che cambia radicalmente la propria esistenza. Non consiste solo nel sapere tutto di Lui, della salvezza che Egli ci ha donato con la sua morte e con la sua risurrezione. È necessario invece che il cammino della Pasqua di Gesù diventi anche il nostro cammino. Percorrendo la via che è Gesù, seguendo la verità che è Gesù, giungiamo alla vita che è Gesù.

Tommaso

“I discepoli gioirono al vedere il Signore” (Gv 20,20)

Essi, la sera del giorno di Pasqua, fanno l’esperienza, inaspettata e insperata, del vedersi apparire davanti Gesù Risorto, nel luogo dove essi si trovavano “per timore dei Giudei”. È una gioia grande, autentica, profonda, la loro: vedere il Signore, vivo! Con Gesù i discepoli avevano condiviso un cammino di vita, intenso e significativo, un cammino di fede e di amore. Sembrava che tutto fosse finito con la morte di Gesù. Ora, invece, tutto rinasce perché Gesù è risorto, è il Vivente. Così è stato per i discepoli. Così sarà per Tommaso otto giorni dopo. Infatti l’apostolo Tommaso, che non era presente quella sera, non crede alla testimonianza degli altri apostoli fino a quando il Signore non apparirà anche a lui. Crederà solo dopo averlo visto entrare in casa a porte chiuse ed averne toccato le piaghe, come lui stesso aveva chiesto. In Tommaso avverrà il passaggio dall’incredulità alla fede in Cristo risorto, dalla ricerca di cose evidenti alla confessione profonda: “Mio Signore e mio Dio!”.

Risorto

La speranza è dono di Gesù risorto. Lo hanno capito Maria di Magdala, gli apostoli, i discepoli di Emmaus. Gesù risorto è la nostra speranza, è la speranza della Chiesa, è la speranza del mondo; anche del mondo di oggi, che ha sperimentato tanti fallimenti, sotto gli occhi di tutti; eppure quasi non li vogliamo guardare, perché inquietano, danno fastidio; sì, sappiamo di doverci risollevare, ma spesso non troviamo la via per farlo, perché questa via non la cerchiamo là dove si può trovare, cioè in Gesù Cristo, che è via, verità e vita. È solo la fede che ci fa guardare a Lui. Ecco perché la Pasqua, mistero centrale della fede, costituisce per il mondo di oggi l’unica vera forza di sopravvivenza e di rilancio spirituale, morale e sociale. Sapere che si può risorgere e avere la forza di risorgere realmente: questo dobbiamo dire al mondo, all’umanità di oggi, per riportarla sulla strada della speranza e salvarla dall’egoismo, che è distruzione e morte. Spetta a noi allora far sì che questa speranza, che è il messaggio della Pasqua del Signore, sia donata a tutti e accolta da tutti. L’augurio che rivolgiamo a tutta la Comunità, e in modo speciale a chi è ammalato, anziano e solo, è che il mistero della Pasqua ci conduca a vivere la vita nuova di Cristo risorto e ad essere segni di speranza per il mondo. È questo il nostro augurio pasquale per ciascuno di voi.

Mons. Angelo con i Sacerdoti ed il Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale

Ingresso Gerusalemme

“Esulta grandemente… Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina… Annuncerà la pace alle nazioni” (Zc 9,9-10)

Chi è questo re? Se lo chiedeva la gente del tempo del profeta Zaccaria, cinque secoli prima di Cristo. Non era facile rispondere a questa domanda. Non so se noi saremmo in grado di rispondere esattamente, distratti come siamo da tante cose vuote, inutili, superficiali. Chi è questo re? Se lo chiede pure la gente che vede giungere Gesù a Gerusalemme, uscendogli incontro con rami di palme e gridandogli per la gioia: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele”. Le parole del profeta Zaccaria sono profezia di ciò che Gesù compie, e che ricordiamo in questa domenica che ci introduce alla Settimana Santa, la Settimana della Pasqua.

Lazzaro

“Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui” (Gv 11,45).

La risurrezione di Lazzaro è un segno, un avvenimento carico di significato, che rivela qualcosa di importante. Al centro di questa rivelazione non c’è Lazzaro, come magari ci si aspetterebbe, ma c’è Gesù. Egli appare anzitutto come colui che chiama alla fede. È la fede che Gesù provoca, dona, esige; la fede che è necessaria per comprendere le opere di Dio, la sua gloria. È la fede in Gesù Salvatore; è la fede che passa per il Sacramento del Battesimo, che ci rende partecipi della vita di Gesù. Gesù infatti ci appare non solo come colui che chiama alla fede, ma anche come colui che dona la vita. Gesù con la sua morte diventa la vita del mondo. La risurrezione di Lazzaro è simbolo di questa realtà. Il donare la vita a Lazzaro è il segno del suo amore. E il culmine di questo amore è nella Pasqua, dove Gesù dà la vita per noi.