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CARLO ACUTIS E PIER GIORGIO FRASSATI SONO SANTI
In questa domenica, alle ore 10.00, sul sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano, il Santo Padre Leone XIV celebrerà la S. Messa durante la quale proclamerà santi i beati Pier Giorgio Fras-sati (1901-1925) e Carlo Acutis (1991-2006). Come scrive il Dicastero delle Cause dei Santi, Pier Giorgio Frassati, torinese, «laico, giovane militante in associazioni del laicato cattolico, si impegnò con tutto se stesso in iniziative di sviluppo sociale e di carità verso i poveri e i malati, finché morì colpito da paralisi fulminante». Alla Messa per il Giubileo dello sport, 15 giugno 2025, il Papa ha affermato che «la sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo». Come scrive il Dicastero delle Cause dei Santi, Carlo Acutis, milanese, «fu molto legato alla devozione alla Vergine e all’Eucaristia, realizzando anche progetti informatici sui temi della fede; forte la sua esperienza di volontaria-to con i clochard e nelle mense dei poveri; colto da una leucemia fulminante morì a soli 15 anni, il 12 ottobre del 2006».
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PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MONS. SILVANO MOTTA
Nella mattinata del 30 agosto 2024 ci lasciava improvvisamente per tornare alla Casa del Padre il caro Mons. Silvano Motta. Egli era nato il 9 ottobre 1935 a Brivio (LC), nel cui Cimitero è sepolto. Svolgeva il suo ministero pastorale tra noi dal 2012, giunto da Seregno, dove era stato Prevosto. Nella nostra Comunità egli era fedele al confessionale ogni giorno, pronto a consigliare e confortare. Lo ricordiamo con affetto e nella preghiera, come segno della nostra riconoscenza. In chiesa è a disposizione di coloro che lo desiderano un’immagine ricordo, che abbiamo preparato per questo primo anniversario, nella quale sono riportate alcune frasi del suo testamento spirituale, del 29 gennaio 1997:
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«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (Mc 6,31a)
L’estate è ormai iniziata e con essa è nato anche il desiderio di un po’ di riposo. Vogliamo anche noi rispondere all’invito di Gesù agli apostoli, dopo il loro ritorno dalla missione: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’» (Mc 6,31a). Gesù vuole cioè sottrarli alla folla, alla popolarità, vuol dare loro un po’ di tranquillità.
Queste parole di Gesù oggi sono anche per chi vive il tempo delle vacanze. Dopo la fatica di un anno si avverte la necessità di un po’ di riposo, la necessità di uscire dal frastuono delle città, la necessità di fare una pausa nella frenesia della vita. Il senso dell’invito di Gesù è certamente quello del riposo dalla fatica. Ma non solo: riposarsi, per i discepoli di Gesù e quindi anche per noi, significa ritemprarsi nella familiarità con Gesù, in un colloquio diretto e prolungato con Lui solo. Nella nostra vita l’impegno quotidiano, qualunque esso sia, e quindi con esso anche il riposo fisico, non può essere separato dal raccoglimento interiore, dallo stare con Gesù: altrimenti la nostra vita sarebbe una vita dimezzata. L’invito per tutti quindi, e oggi in modo speciale per coloro che vivono il tempo della vacanza, è quello di trovare qualche spazio in più per Dio, per la preghiera, per i Sacramenti, per la riflessione, per la contemplazione di Dio e di ciò che Dio ha creato per noi.
Buone vacanze.
Mons. Angelo
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“Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati»” (Mt 1,20-21).
Giuseppe rappresenta l’atteggiamento di chi è aperto all’accoglienza della grazia e della salvezza portata da Gesù, il figlio di Maria, sua sposa. Come l’angelo del Signo.re gli aveva detto in sogno, così Giuseppe si sveglia e si mette in viaggio, ascolta e obbedisce, attuando, senza fare alcuna obiezione e senza minimamente perdere tempo, quanto gli viene chiesto di fare, cioè prendendo con sé Maria, sua sposa. Così facendo Giuseppe diventa lo strumento della grazia del Signore sul suo popolo. La grazia e la misericordia di Dio, che sono superiori all’esperienza del peccato, passano da qui. Anche a noi è chiesto, come a Giuseppe, di obbedire a Dio, accogliendo Gesù nella nostra vita, e di entrare a far parte pienamente del piano di salvezza voluto da Dio per il mondo.
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Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me»” (1Cor 11,23b -25).
Con il racconto dell’apostolo Paolo entriamo nel cuore dell’ultima cena di Gesù. Celebrare l’Eucaristia significa assumere l’impegno del dono totale di sé agli altri, così come il Signore Gesù ha fatto per noi mediante la sua passione e la sua morte di croce. L’Eucaristia non è un qualsiasi gesto di amore; è il gesto per eccellenza dell’Amore. Proprio per questo, l’Eucaristia è il “tutto” della nostra vita, e non semplicemente una parentesi nella settimana.


