- Dettagli
Gesù “dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla” (Mt 14,19).
La moltiplicazione dei pani e dei pesci è manifestazione di Gesù e della sua volontà di salvarci. Egli si prende a cuore ogni situazione umana, con le sue esigenze e le sue necessità. Lo fa con il pane materiale, come ci narra il Vangelo di oggi. Ma questo segno allude ad un gesto ancora più grande, l’Eucaristia, di cui la moltiplicazione dei pani è simbolo. L’Eucaristia è il cibo spirituale di cui abbiamo bisogno. E dire cibo spirituale non significa dire che è un qualcosa in più, di cui si può fare anche a meno, perché che conta è solo il cibo materiale, le cose che si possiedono e che ci permettono di vivere. Non ci sono solo le cose materiali. E neppure sono le più importanti. La nostra vita, senza questo cibo spirituale, l’Eucaristia, diventa arida, sterile, non cresce, muore...
- Dettagli
“Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11).
La gloria di Dio giunge ad esprimersi in occasione della celebrazione di un matrimonio, quello di Cana, al quale partecipa Gesù con Maria, sua madre, e i suoi discepoli. Ogni matrimonio è profondamente legato alla vita umana, ad un uomo e una donna che decidono di realizzare il progetto di amore che Dio ha su di loro. Ora, la gloria di Dio si manifesta là dove la vita delle persone si esprime al meglio: ad esempio nella gioia e nella festa di un matrimonio. Con il mistero dell’incarnazione del suo Figlio Gesù, Dio ha manifestato la sua gloria facendosi uno di noi, si è inserito nella profondità della nostra vita e della nostra gioia. Il Signore Gesù sa apprezzare le nostre gioie più semplici e familiari. Il segno dell’acqua cambiata in vino manifesta la partecipazione alle gioie della vita umana. La gloria di Dio perciò si manifesta anche nelle cose più semplici della vita.
- Dettagli
I Magi al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2,10-11).
Preghiera di San Paolo VI
La vicenda dei Magi ci porta a chiederci se stiamo cercando il Signore per poterlo incontrare davvero, oppure se pensiamo di sapere già tutto di Lui e di non aver bisogno di nient’altro? La ricerca di Dio ha contrassegnato la vita di tante persone e di interi popoli. Vedere Dio: questo desiderio è presente in ogni ricerca seria della verità e del senso da dare alla vita umana, alla storia, a quanto avviene nel cammino dell’umanità. Troviamo questo desiderio di vedere Dio quando cerchiamo di dare una risposta alle domande più profonde che vengono dalla nostra mente e dal nostro cuore. La tentazione di mettere da parte questo desiderio è però sempre in agguato. Infatti spesso non si vuole rischiare, ci si accontenta di qualche pezzetto di verità; si pensa che sia sufficiente qualche piccola soddisfazione; non ci si pongono più domande impegnative e non si affrontano ricerche che portino troppo lontano dalle nostre abitudini… Così facendo non si vive nella speranza. I Magi, se avessero agito in questo modo, non sarebbero forse neppure partiti; e, anche se fossero partiti, non sarebbero mai arrivati alla meta. Invece essi con un lungo cammino si avvicinano alla Verità. I Magi insegnano che non dobbiamo mai smettere di cercare Dio, pronti anche a rischiare qualche fatica, lasciandoci guidare, nel buio della nostra vita e del mondo, anche da ogni piccola luce che il Signore ci manda.
- Dettagli
«Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo» (Mt 1,16).
Preghiera di San Paolo VI
Cristo Gesù, la tua venuta nel mondo è sorgente di vera e di grande gioia. La felicità, la pienezza di vita, la certezza delle verità. La rivelazione della bontà e dell'amore, la speranza che non delude, la salvezza a cui ogni uomo aspira, ci sono concesse, sono a nostra disposizione, e hanno un nome, un nome solo: il tuo, Cristo Gesù. Tu sei il profeta delle beatitudini, tu sei il consolatore d'ogni umana afflizione, tu sei la nostra pace. Perché tu, tu solo sei la via, la verità, la vita. Noi proclamiamo che il tuo avvento fra noi, o Cristo, è la nostra felicità. Solo il tuo Natale può rendere l'uomo felice. Tu sei la luce del mondo. E chi guarda a te vede rischiararsi i sentieri della vita. Tu sei, Cristo, la nostra felicità e la nostra pace, perché tu sei il nostro Salvatore. Amen.
- Dettagli
«Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,31).
Maria, madre di Cristo e della Chiesa
I fedeli e tutta la Chiesa amano invocare Maria soprattutto con questo appellativo di Madre. Questo nome rientra certamente nel solco della vera devozione a Maria, perché si fonda saldamente sulla dignità di cui Maria è stata insignita in quanto Madre del Verbo di Dio Incarnato. Come infatti la divina Maternità è la causa per cui Maria ha una relazione assolutamente unica con Cristo ed è presente nell’opera dell’umana salvezza realizzata da Cristo, così pure soprattutto dalla divina Maternità fluiscono i rapporti che intercorrono tra Maria e la Chiesa; giacché Maria è la Madre di Cristo, che non appena assunse la natura umana nel suo grembo verginale unì a sé come Capo il suo Corpo mistico, ossia la Chiesa. Dunque Maria, come Madre di Cristo, è da ritenere anche Madre di tutti i fedeli e i Pastori, vale a dire della Chiesa. È questo il motivo per cui noi, benché indegni, benché deboli, alziamo tuttavia gli occhi a lei con animo fiducioso ed accesi dell’amore di figli. Lei che ci ha dato un giorno Gesù, fonte della grazia soprannaturale, non può non rivolgere la sua funzione materna alla Chiesa. (Allocuzione del Papa Paolo VI a conclusione della III sessione del Concilio Vaticano II, 21 novembre 1964). I fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell'Avvento, considerando l'ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode. (Marialis Cultus, Esortazione Apostolica del Papa Paolo VI, 2 febbraio 1974).


